L’Europa svolta a destra?

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Il 6 settembre in Sassonia – Anhalt si sono svolte le elezioni e il partito di estrema destra, Alternative für Deutschland, fondato nel 2013, ha ottenuto il 44,5 per cento dei voti.
Ulrich Siegmund, il trionfatore di questa tornata elettorale, dopo la vittoria ha dichiarato: “Non so ancora se sarò ministro o presidente, ma abbiamo già scritto la storia”.
Il suo programma è assolutamente radicale: prevede l’abolizione dell’obbligo scolastico, del servizio pubblico televisivo, delle ong., classi separate a scuola per bambini con disabilità e migranti. Se Siegmund, riuscirà a trovare i tre seggi mancanti per la maggioranza, la Germania federale, nata sulle ceneri del Terzo Reich, si ritroverà con un governatore estremamente vicino alle posizioni del neonazismo; e se alla fine Siegmund non riuscisse a formare un governo, l’alternativa sarebbe un insieme di partiti così eterogenei da prefigurare un ritorno alle urne, il che potrebbe regale all’Afd un trionfo ancora maggiore.
I vertici di Afd non fanno mistero di volere l’uscita da euro e Schengen, la fine delle sanzioni alla Russia e del sostegno all’Ucraina. Sono in tanti a temere che, se non nel 2029, al più tardi nel 2033 potrebbe esserci in Germania un governo Afd.
Si tratta, senza ombra di dubbio, di un gravissimo fallimento per il Cdu, paralizzato dal terrore dell’estrema destra e, a quanto pare, a corto di risposte concrete per la gente. Un fallimento che, secondo molti osservatori, ha come protagonista principale proprio il cancelliere Friedrich Merz il quale, nel 2018, prometteva di “dimezzare l’Afd” e invece rischia oggi di trovarsi dimezzata la sua Cdu.
All’attacco, come sempre, Alice Weidel, la controversa leader di Afd, lesbica dichiarata, residente in Svizzera, ma al contempo sostenitrice del programma politico più “di destra”, dopo quello della Germania nazista: “Merz non può più governare, se ne dovrà andare”, ha dichiarato la Weidel dopo i risultati elettorali.
Di fronte a questa trionfante vittoria, diventa assolutamente necessario chiedersi perché il Cdu abbia così clamorosamente perso?
Anche perché, se è vero che la Sassonia è solo uno dei sedici stati federali della Germania, questi risultati devono essere letti come una spia del malcontento nei confronti del governo federale; il 59% degli elettori intervistati, infatti, ha affermato che il governo del cancelliere Mertz ha meritato un voto di punizione in queste elezioni. Poche delle promesse elettorali del governo federale stanno oggi vedendo la luce: il promesso rilancio del Paese annaspa, i grandi investimenti infrastrutturali con un gigantesco fondo sono appena agli albori e alcune riforme fanno infuriare proprio le classi più povere, spingendole verso l’estrema destra (ad esempio l’idea di bloccare l’accesso alla pensione senza decurtazioni dopo 45 anni di lavoro o l’obbligo di certificato medico dal primo giorno di malattia). A votare per Afd sono stati infatti soprattutto uomini, operai, persone economicamente disagiate e con un’istruzione bassa; proprio quella fascia sociale che più si è sentita delusa dall’operato del Cdu. La Germania è stata sempre la locomotiva d’Europa. Una delle sue più importanti industrie è quella automobilistica, da cui dipende fortemente un indotto italiano. La recente decisione da parte del gruppo Volkswagen di tagliare ben centomila dipendenti è un colpo mortale per migliaia di imprese italiane che forniscono alle automobili tedesche i componenti.
Perché l’industria automobilistica accusa quest’enorme defezione? Probabilmente – come scrive Carlo Tregua – i motivi sono due: “il primo riguarda il grande ritardo nell’avere convertito gli stabilimenti per la produzione di auto elettriche, che invece arrivano in quantità abbondanti dalla Cina.
Il secondo riguarda il fatto che con molta probabilità lo stesso Merz è stato influenzato dagli industriali delle armi, che hanno visto nella guerra russo-ucraina una sorta di Bengodi”. Non a caso il cancelliere continua a spingere l’Ucraina a fare la guerra, anziché firmare una “Pace dignitosa”, in modo che le proprie industrie delle armi funzionino a pieno regime, consentendo utili stratosferici alle relative proprietà.
“Non solo, ma egli è stato l’artefice di quella dissennata decisione dell’Unione europea di prestare (o regalare) novanta miliardi all’Ucraina, non già per ricostruirla – come sarebbe stato giusto – bensì per armarla in modo da continuare un’impossibile guerra, che produrrà ulteriore distruzione in quel Paese”.
C’è poi il tema dei rapporti con la Russia; le sanzioni alla Russia hanno messo in seria difficoltà l’economia del paese e buona parte della popolazione tedesca vorrebbe riprendere i rapporti con Putin. Merz e Macron hanno indotto la von der Leyen, già quattro anni fa, ad attuare le gravi sanzioni nei confronti della Russia, prima fra le quali la chiusura dei condotti di energia. Quindi hanno la responsabilità, ovvero la corresponsabilità della crisi energetica e dell’aumento dei prezzi dei carburanti di vario tipo.
Un altro argomento da prendere in considerazione è quello identitario. In Germania si avverte fortemente l’esigenza di ritrovare un’identità nazionale. Il malcontento nei confronti del governo federale è nato soprattutto nella Germania Orientale che, probabilmente, non ha mai considerato eque le condizioni della riunificazione. E non è un caso che Afd sia nato proprio in quella zona della Germania. Alcuni tedeschi non hanno pienamente fatto i conti con la loro storia e oggi stanno riemergendo queste pulsioni autoritarie forse proprio a causa dell’idea che la Germania si sia caricata sulle spalle un senso di colpa eccessivo.
Non è inoltre da sottovalutare la precisa strategia di comunicazione utilizzata dai leader di Afd.
Ulrich Siegmund che, secondo “Der Spiegel”, è al momento “l’uomo più pericoloso della Germania”, è un giovane di 35 anni; sguardo vincente, polo bianca e jeans, fisico palestrato ma non troppo, Ulrich ha una innata capacità di ricordare i nomi della gente e saluta tutti con un sorriso aperto.
In Sassonia è piaciuto perché “Promette alla gente che restituirà loro il Land” – dice l’autrice di Lipsia, Jana Hansel, all’ANSA – Siegmund viene dalla Sassonia-Anhalt, parla come la gente della Sassonia-Anhalt, è un po’ più attraente della gente in Sassonia Anhalt ed è questo che provoca un incredibile fenomeno di identificazione. Lo vedono come un Robin Hood di destra”.
Di fronte quindi ad una crisi economica e identitaria senza precedenti, in Germania ha successo un uomo che parla alla “pancia della gente”; che affronta problemi nuovi – immigrazione, guerre, crisi economica – utilizzando parole conosciute – nazione, sicurezza, crescita, grandezza, superiorità; che ha fatto una campagna elettorale “porta a porta”: un giovane uomo di bella presenza in cui ogni tedesco può identificarsi con facilità e che promette al “suo popolo” benessere e sicurezza.
Per l’Europa è suonato l’ennesimo campanello d’allarme. Può il successo elettorale di Afd in Sassonia essere considerato una tendenza che travalica le frontiere e travolgerà anche l’Europa? Non è certo un destino ineluttabile, ma questa vittoria è certamente un chiaro segnale da ascoltare. Le forze democratiche europee dovranno, da ora in poi, cambiare necessariamente registro e riuscire a intercettare la domanda di protezione della gente comune, senza inseguire l’estrema destra sul suo stesso terreno.

 

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