I segnali di miglioramento del benessere degli italiani rilevati dall’Istat rischiano di essere compromessi dalle difficoltà economiche del 2026, con le nuove pressioni sui bilanci familiari che potrebbero determinare un generale peggioramento delle condizioni di vita della popolazione. A evidenziarlo è il Codacons, commentando i dati sul benessere e sulle condizioni economiche degli italiani diffusi oggi dall’Istat.
Il rapporto dell’Istituto nazionale di statistica – spiega Codacons – descrive una fragilità economica tutt’altro che risolta e che rischia di aggravarsi ulteriormente alla luce delle difficoltà del 2026. I dati, riferiti in larga parte al 2025, non fotografano pienamente le nuove tensioni economiche e gli effetti dei rincari che stanno incidendo sulla spesa quotidiana delle famiglie, erodendo il potere d’acquisto. A settembre l’inflazione annua ha raggiunto il 4,2%, mentre già nel secondo trimestre il potere d’acquisto delle famiglie aveva registrato una diminuzione dello 0,9% rispetto ai tre mesi precedenti. Quando aumentano le spese incomprimibili, dall’energia ai trasporti, fino ai beni alimentari e agli altri prodotti essenziali, le famiglie con redditi medio-bassi sono le prime a subirne le conseguenze. Il rischio è che i miglioramenti rilevati dall’Istat siano cancellati dalla crisi dei prezzi, rendendo sempre più difficile per milioni di cittadini mantenere condizioni di vita adeguate.
Il Codacons evidenzia poi le forti disuguaglianze a livello territoriale: il rapporto Istat conferma una netta frattura tra Centro-Nord e Mezzogiorno, con le regioni settentrionali che presentano risultati generalmente superiori alla media nazionale, mentre nel Sud e nelle Isole prevalgono condizioni peggiori, pur con differenze tra i singoli territori. Campania, Puglia e Calabria registrano valori inferiori alla media nazionale in almeno 10 dei 12 domini del benessere analizzati. Il divario emerge con particolare evidenza sul fronte economico e occupazionale, ma riguarda anche le relazioni sociali e le opportunità di miglioramento delle condizioni di vita.
“Il problema non è soltanto quanto aumentano i prezzi, ma chi ne sopporta maggiormente le conseguenze – afferma Francesco Tanasi, giurista e Segretario Nazionale Codacons – Nel terzo trimestre del 2026, secondo l’Istat, i prezzi al consumo misurati dall’indice armonizzato sono aumentati su base annua del 4,4% per le famiglie con livelli di spesa più bassi, contro il 2,9% per quelle con livelli più elevati. È una differenza significativa, che dimostra quanto l’inflazione possa incidere in maniera diseguale sulla popolazione. Quando una famiglia è costretta a destinare una quota crescente del proprio bilancio alle necessità quotidiane, diminuiscono le risorse disponibili per gli altri consumi, il risparmio e le opportunità future. E se a queste difficoltà si aggiungono i ritardi strutturali del Mezzogiorno e delle Isole, il rischio è di accentuare ulteriormente le distanze economiche e sociali tra i territori del Paese – prosegue Tanasi – La questione assume anche un’importante rilevanza costituzionale. L’articolo 3 della Costituzione affida alla Repubblica il compito di rimuovere gli ostacoli economici e sociali che limitano l’uguaglianza sostanziale dei cittadini, mentre l’articolo 47 stabilisce che la Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme. Sono principi che devono orientare politiche economiche capaci di difendere i redditi reali, sostenere il potere d’acquisto e contrastare gli squilibri territoriali. Il benessere di un Paese non può essere misurato soltanto attraverso gli indicatori statistici, ma deve tradursi nella possibilità concreta, per ogni famiglia, di vivere dignitosamente e costruire il proprio futuro, indipendentemente dal territorio in cui risiede”, conclude Tanasi.
Benessere, Codacons: i rincari del 2026 rischiano di cancellare i miglioramenti rilevati dall’Istat
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