Andato in scena al Centro Zo Culture Contemporanee, “Il processo alle intenzioni”, scritto e diretto da Nicola Costa e prodotto dall’associazione culturale Statale Centoquattordici, ripropone un testo nato nel 2003 e rappresentato per l’ultima volta undici anni fa al Teatro Piscator.
Il protagonista, interpretato da Leonardo Nicolosi, entra in scena indossando un naso da clown. È un artista che sente il bisogno di mettere ordine nel proprio passato e rivendica con forza il ruolo dell’attore: «Essere attore è un mestiere antico, una vocazione», dice. Il teatro diventa il suo rifugio, strumento di cultura e luogo da servire con umiltà, rispettando il pubblico.
Poeta per vocazione e politico per necessità, il protagonista racconta di avere scelto di entrare nelle istituzioni nella convinzione di poter fare di più per l’arte. Proprio quella scelta lo conduce davanti a un processo nel quale gli viene contestata una colpa che continua a negare.
Attorno a lui si muove un gruppo di antagonisti vestiti in modo uniforme, figure volutamente deformate che mescolano richiami militareschi, suggestioni mafiose e atmosfere da incubo. Alcune immagini colpiscono per la loro forza visiva: il protagonista costretto a restare in mutande mentre un violino accompagna la scena, oppure la bandiera italiana utilizzata come un telo da barbiere, svilita e privata della sua funzione simbolica.
Lo spettacolo alterna mimo, recitazione, poesia e continui attraversamenti del confine tra platea e palcoscenico, coinvolgendo direttamente anche una spettatrice chiamata a diventare, silenziosamente, parte della rappresentazione. Accanto a Leonardo Nicolosi sono in scena Tiziana D’Agosta, Lucia Di Carlo, Giusy Giarratana, Alfio Emanuele Mazzaglia, Marina Mercorillo, Maria Elena Nociforo, Viola Parisi, Salvo Quartarone, Paola Saverino, Nicoletta Schillaci, Carla Torrisi e Sabina Zapper. Assistente alla regia Stefania Nibbi. Il pubblico ha accolto con entusiasmo gli interpreti, come mostra girato il video girato da Davide Sgroi. Gli attori hanno partecipato al Laboratorio permanente di drammatizzazione 2025-2026, progetto artistico affidato al Centro Studi Teatro e Legalità.
Il nucleo della drammaturgia resta il rapporto tra arte e politica: può un artista attraversare il potere senza esserne trasformato? Quale spazio conserva la libertà creativa all’interno delle istituzioni?
Sono interrogativi che mantengono la loro attualità. Il modo in cui vengono sviluppati riflette però il clima culturale dei primi anni Duemila, quando il confronto tra arte e politica veniva percepito soprattutto come uno scontro diretto (ricordate l’Editto Bulgaro, di Berlusconi?). Oggi quello stesso rapporto appare più articolato e assume forme spesso meno visibili.
Anche le frequenti incursioni poetiche privilegiano il tono lirico rispetto all’azione scenica, rallentando a tratti il ritmo della narrazione. È una scelta coerente con l’impianto del testo, che pone l’artista al centro della riflessione e ne sottolinea la funzione civile.
Al termine della rappresentazione Nicola Costa è salito sul palco per ribadire la propria idea di teatro come strumento di denuncia. Ha ricordato i temi affrontati nei suoi lavori — dalla mafia al femminicidio, dall’emigrazione a Pier Paolo Pasolini — sostenendo che «l’arte non cambia il mondo, ma può renderlo migliore». Un momento è stato dedicato anche alla memoria del tecnico delle luci Antonio Licciardello, recentemente scomparso: «Quando muore un artista è una doppia tragedia: perdiamo una persona e perdiamo anche il dono della sua creatività».
Lunghi applausi hanno salutato lo spettacolo in tutte le repliche.
Resta infine una considerazione. Nel 2003 il rapporto tra arte e potere si misurava soprattutto sul terreno dello scontro politico. Oggi, più spesso, passa attraverso dinamiche meno evidenti: finanziamenti, procedure amministrative, burocrazia e forme di consenso. Il testo conserva così il valore di una testimonianza su quella stagione culturale e, proprio per questo, invita a interrogarsi su quanto sia cambiato il modo in cui il potere dialoga con la produzione artistica.
Foto e video di Lorenzo Davide Sgroi

