Dostoevskij apre la stagione del Teatro Stabile di Catania

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Lo Stabile di Catania debutta con un capolavoro della letteratura russa: Delitto e castigo di Fëdor Michajlovič Dostoevskij.
Dostoevskij (Mosca 1821-San Pietroburgo 1881) rappresenta uno dei pilastri della letteratura russa e una chiave del pensiero umano. L’ospedale dei poveri all’interno del quale viveva la sua famiglia ( il padre era medico) segnò la sua infanzia e la sua vita di scrittore, aprendolo ai grandi interrogativi della sofferenza e della giustizia.
A 16 anni, dopo la morte della madre entrava col fratello a San Pietroburgo per prepararsi all’ammissione all’istituto d’ingegneria benché fosse decisamente orientato verso gli studi letterari.
Intanto l’omicidio del padre scosse fortemente il suo equilibrio psicofisico provocandogli quelle crisi epilettiche che lo accompagneranno per tutta la vita. Le cattive condizioni economiche lo spingevano intanto sulla strada delle traduzioni e alla composizione del suo primo libro ( Povera gente, 1846) seguito da altre pubblicazioni
Nel 1849 viene arrestato per la partecipazione ad un circolo politico socialista presso il quale si trovava in realtà solo come spettatore. Imprigionato e condannato a morte per fucilazione, incredibilmente la condanna a morte viene revocata e commutata con l’esilio in Siberia, solo quando i condannati erano già sul patibolo. L’avvenimento accentuerà l’epilessia e lo porterà a formulare le sue riflessioni sulla inutilità della pena di morte.( Uccidere chi ha ucciso è, secondo me, un castigo non proporzionato al delitto).
Rientrato in Russia comporrà le sue opere principali. Pur restando legato al conservatorismo, lavorerà alle sue memorie e nel 1866 inizierà la pubblicazione, a puntate, del romanzo Delitto e castigo che, tra i suoi quattordici romanzi e diciotto racconti, fa parte dei cinque romanzi della sua maturità (Delitto e castigo, L’idiota, I demoni, L’adolescente e I fratelli Karamazof ) che vanno sotto il nome di “grande pentateuco”
Con Delitto e castigo il Teatro Stabile di Catania inaugura la stagione 2026/2027 con la regia di Andrea Baracco e l’adattamento teatrale (il debutto fu nel 2005) di Glauco Mauri. È una riflessione profonda sulle dinamiche dell’animo umano e della giustizia attraverso il conflitto interno e la responsabilità morale di Rodion Romanovič Raskolnikov, tra colpa e redenzione, trasformando la vicenda in una sorta di laboratorio di riflessione collettiva in cui il protagonista è capace di rispecchiarsi tra passato e presente e con essi dialogare.
Le scene sono di Marta Crisolini Malatesta, i costumi di Laura Giannisi, le musiche di Giacomo Vezzani e Vanja Sturno, le luci di Umile Vainieri, la drammaturgia di Maria Teresa Berardelli.
I protagonisti: Francesco Sferrazza Papa, Paolo Zuccari, Woody Neri, Giulio Petushi, Aurora Spreafico e Anna Bisciari.
Effetti stroboscopici, macchina del fumo e colpi a salve rendono al meglio l’atmosfera della San Pietroburgo di due secoli fa, attraverso i labirinti dell’etica, della morale e della psicologia, nel dilemma tra giustizia e crimine.
“Delitto e castigo” racconta la storia di Rodion Romanovič Raskolnikov, un giovane studente che, spinto dalla povertà, convinto di poter superare la legge morale e ispirato dall’idea del “superuomo” commette ben due omicidi e ne affronta le conseguenze morali in termini di ansia e tormento interiore. Attorno a lui una serie di personaggi tra cui Porfiry Petrovič: giudice istruttore, acuto e psicologicamente penetrante e Sof’ja Semyonovna Marmeladova (Sonja) simbolo di fede e redenzione, riferimento morale di Raskolnikov
Il romanzo esplora la colpa, il delitto e la pena, mostrando come il crimine non porti libertà ma tormento interiore; Raskolnikov attraversa un percorso psicologico complesso, passando dalla giustificazione del suo gesto alla consapevolezza dell’errore e al pentimento. La fede e la redenzione diventano strumenti di salvezza, mentre Dostoevskij analizza l’animo umano e le conseguenze morali delle azioni.
Il titolo Преступление и наказание in italiano significa Il delitto e la pena e deriva dal trattato Dei delitti e delle pene di Beccaria conosciuto e tradotto, in Russia . Nella prima versione italiana del romanzo (1889) l’ignoto traduttore diede il titolo: Il delitto e il castigo, poiché lo aveva a sua volta tradotto dalla versione francese del 1884, in cui Victor Derély aveva scelto come titolo Le crime et le châtiment e il termine châtiment in italiano può essere tradotto solo con la parola castigo,
Il titolo originale allude pertanto all’inizio del cammino del protagonista, la pena in termini di castigo morale, cui seguono il riconoscimento della propria colpa, il pentimento e infine il rinnovamento spirituale.
Le vicende si svolgono quasi interamente a San Pietroburgo, l’ epilogo è ambientato nella prigione-fortezza di una località della Siberia. La narrazione ruota attorno ad un duplice omicidio operato dal protagonista spinto dall’odio sociale. Angoscia, rimorsi, pentimenti, solitudine, paura di essere scoperto, lo logorano; il pentimento che lo porterà alla confessione spinto dalla giovane Sonja pervasa di una fede profonda, lo porterà anche al riscatto giustificando quasi l’azione spregevole commessa, qualora da tale azione si possa trarre la capacità di fare un bene più grande.
Nella prima parte del romanzo Raskòl’nikov dunque si ritiene una sorta di superuomo. convinto che, uccidendo l’usuraia per impiegarne i soldi a fin di bene, avrebbe potuto superare il limite morale.
Il vero “castigo” è il tormento che segna tutto il romanzo, la paranoica paura di essere scoperto ( dal giudice istruttore Porfirij Petrovič), la progressiva presa di coscienza di non essere un “superuomo” a fronte di una società contorta e intrisa di tutte le suggestioni filosofiche e culturali di matrice europea, sino alla catarsi finale: il pentimento, la confessione e la redenzione.
Scrive Silvia Maina:
“Il romanzo è immenso: è la storia di un omicidio, certamente, ma è soprattutto una porta di accesso alla mente di un uomo, una mente sconvolta dall’angoscia ma anche acuta e riflessiva. È insieme un romanzo psicologico, una critica alla società russa del tempo, un trattato sull’ideologia e la morale, sull’ateismo e sulla fede. E soprattutto è letteratura, di quella grande e indimenticabile.”

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