“L’ultimo signore delle nevi” a Notturno Favazza

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Patrick Brydone nel 1770: «Le rendite del vescovo sono considerevoli e derivano soprattutto dalla vendita della neve dell’Etna. Un piccolo nevaio situato sul lato nord della montagna gli frutterebbe, a quanto si dice, da mille sterline in su all’anno. L’Etna fornisce infatti neve e ghiaccio non solo a tutta la Sicilia, ma anche a Malta e a gran parte dell’Italia, creando così un commercio molto considerevole. In queste contrade arse da sole perfino i contadini si godono dei bei gelati durante la calura estiva, e non vi è ricevimento dato dalla nobiltà di cui i gelati non abbiano una parte di primo piano: una carestia di neve, dicono i siciliani, sarebbe più perniciosa di una carestia di grano o di vino. E si sente dire spesso che senza le nevi del Monte Etna l’isola sarebbe abitabile, essendo giunta al punto di non potere fare a meno di quello che in realtà è un lusso». John Butler d’Ossory marchese d’Ormonde nel 1848: «E anche La principale esportazione è la neve, con la quale si svolge un commercio molto redditizio con Malta e alcune parti del sud Italia. Viene raccolta durante l’inverno in fosse e cavità sulla montagna e ricoperta di scorie e ceneri per impedirne lo scongelamento. Viene trasportata sulla costa a dorso di mulo di notte, in gerle coperte di foglie. Le entrate derivanti da questa fonte sono immense e rendono il Principe di Paternò uno degli uomini più ricchi della Sicilia. La neve è il lusso universale, dai ranghi più alti a quelli più bassi; viene venduta a circa due pence al rotolo, o trenta once, e il calzolaio più povero preferirebbe privarsi del suo pranzo piuttosto che del suo bicchiere di “acqua gelata”». Infine, ecco cosa scrive l’Handbook for Travallers in Sicily di Londra nel 1864: «Un buon commercio si svolge anche con la neve con Malta e i porti della Sicilia e dell’Italia meridionale. Viene raccolta durante le ceneri per impedirne lo scioglimento. La neve è una necessità vitale in questo clima caldo, e una sua scarsità sarebbe una disgrazia tanto grande quanto una carestia, e certamente darebbe origine a tumulti popolari».
Grazie a queste testimonianze straniere, sembra fuor di dubbio che la neve dell’Etna abbia rappresentato nel corso dei secoli un elemento nella vita quotidiana e commerciale di Catania e del suo hinterland. Quante “magie” da parte della vecchia, cara e turbolenza Montagna. Dubbi, se ce ne fossero ancora, che sono stati definitivamente fugati nel corso del secondo appuntamento della minirassegna estiva “Notturno Favazza”, a Sant’Alfio, durante il quale è stato proiettato il docufilm “L’ultimo signore delle nevi” di Nello Correale, dedicato alla particolarissima figura del principe Francesco Alliata, che ha accompagnato i presenti in viaggio nel tempo tra le antiche neviere nelle quali, per secoli, la neve è stata accumulata, custodita e trasformata in una preziosa risorsa. È seguito un intenso, gradevole ed interessante dibattito, ricco di aneddoti e ricordi, tra Correale, i giornalisti Turi Gaggegi e Giuseppe Lazzaro Danzuso, il professore Paolo Sessa, esperto di storia locale ed autore di numerose pubblicazioni dedicate al vulcano e al borgo di Milo, e il professore Francesco Zipper medico del Soccorso Alpino dell’Etna.
Una serata impeccabile, complici l’aria fresca, la vista concessa dalla terrazza di Favazza Etna Winery, un balcone naturale affacciato sulle vigne e il mar Jonio, e quella sempre terrificante ed emozionante di una vicinissima vetta dell’Etna in piena eruzione. Accoglienza eccellente con i calici di vino Etna Doc Favazza accompagnato dallo street food di Putialab di Milo e mirabilmente completata dalla granita artigianale al limone verdello dell’Etna IGP prodotta “live” della dal maestro pasticcere Franco Patanè. Non possono, infine, non essere menzionati gli ‘nciminati, tradizionali grissini dalla forma rotonda, impastati con semi di finocchietto selvatico e ricoperti dai semi di sesamo, offerti come da tradizione per essere sgranocchiati durante la produzione dei film.

Mercoledì 9 settembre concluderà il ciclo di Notturno Favazza, l’incontro con Tiziano Fratus: poeta, scrittore, “cercatore di alberi” e ideatore di concetti come Homo Radix e Dendrosofia che lo guidano nella sua ricerca ormai ventennale, in Italia e in giro per il mondo, a caccia di alberi monumentali – come il monumentale Castagno dei Cento Cavalli, in territorio di Sant’Alfio – incrociando fonti storiche e botaniche con l’obiettivo di far conoscere un patrimonio naturale secolare, testimone della storia dei luoghi e di intere comunità. Dialogherà con Tommaso La Mantia, docente di Ecologia forestale all’Università di Palermo, profondo conoscitore dei boschi e degli alberi monumentali dell’Etna.

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