Daniela Santanché rinviata a giudizio. Non si tratta di tacchi a spillo e borse taroccate…

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La Procura di Milano ha chiesto il rinvio a giudizio per Daniela Santanchè, senatrice di Fratelli d’Italia ed ex ministra del Turismo, e altre 14 persone, oltre a una società, nell’inchiesta sui fallimenti di Ki Group, Ki Group Holding, Bioera e Umbria srl. Le ipotesi di reato contestate, a vario titolo, sono bancarotta fraudolenta, falso in bilancio e truffa aggravata ai danni dello Stato… Sarà ora un giudice per l’udienza preliminare a decidere se disporre il processo.
Quando era Ministra, la Santanchè si era difesa usando la retorica dell’imprenditrice che crea ricchezza e che viene odiata per i suoi tacchi a spillo, le borse firmate e l’eleganza.
“Nelle mie borse – diceva – non c’è paura… Io sono l’emblema di quello che detestate: lo rappresento plasticamente. Sono una donna libera, porto i tacchi alti e vesto bene. Voi non volete combattere la povertà, volete combattere la ricchezza”.
Molte, allora, erano state le proteste dai banchi dell’opposizione che la invitavano a dimettersi e a pensare alle famiglie dei cassintegrati, alla truffa ai danni dell’INPS. Ma l’allora Ministra nel suo discorso, tutto volto a difendere la sua posizione, ma anche la sua persona – dai tacchi a spillo alla collezione di borse – aveva ribadito che non intendeva cedere ad alcuna richiesta di passo indietro.
Solo dopo parecchio tempo, nel marzo del 2026, Daniela Santanchè si è dimessa da ministra del Turismo, in seguito alla richiesta pubblica avanzata dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni.
La retorica dell’imprenditrice che crea ricchezza (trasgredendo le leggi) e alcuni dettagli ridicoli, come quelli del tacco 12, delle borsette o della cura del proprio fisico e delle iniezioni di botulino non convincono e non interessano i cittadini italiani e, in particolare, non convincono le donne che amano i tacchi a spillo ma vorrebbero essere rappresentate da donne con i tacchi di qualsiasi misura, con il rossetto o senza e, soprattutto, da persone competenti e di specchiata moralità.
Al centro dell’inchiesta, non ci sono le borse taroccate, o la misura dei suoi tacchi, ci sono le vicende finanziarie di società attive nel settore del bio-food, nelle quali Santanchè ha ricoperto ruoli amministrativi. Secondo la ricostruzione della Procura, le condotte contestate avrebbero contribuito ai dissesti attraverso operazioni societarie e contabili, distribuzioni di utili ritenuti non effettivamente conseguiti, omissioni nei bilanci e mancati pagamenti di debiti fiscali e previdenziali. Il filone relativo alla truffa aggravata ai danni dello Stato riguarda le misure di sostegno alle imprese durante l’emergenza Covid. Secondo l’accusa, nel marzo 2021 sarebbero stati ottenuti da Invitalia un finanziamento agevolato di 2,7 milioni di euro e un credito d’imposta da 600 mila euro, per un totale di 3,3 milioni, senza che sussistessero i requisiti previsti.

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