Tra sacrilegio estetico, nodi di sicurezza e spinta familiare: il rebus dei cavalli di Di Modica in piazza Università 

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Un’opera monumentale di indiscutibile pregio, ma collocata nel posto sbagliato. La presenza temporanea dei “Fighting Horses”, le sculture bronzee di ben 8 metri d’altezza e 14 di larghezza firmate da Arturo Di Modica (il celebre scultore del Charging Bull di Wall Street), continua a sollevare un fitto polverone a Catania. Tra i residenti del centro storico e diversi osservatori, l’allestimento sfiora il sacrilegio urbanistico.  

Sulla riuscita dell’iniziativa pesa la forte insistenza di Stefania Drago, vedova dell’artista, che ha fortemente voluto e promosso l’esposizione di questo monumentale progetto del marito a Catania. Tuttavia, la determinazione nel trovare una vetrina d’eccezione si è scontrata con la realtà urbanistica e storica del contesto scelto. Piazza Università, con il suo rigore tardo-barocco delimitato dal Palazzo dell’Ateneo e da Palazzo San Giuliano, vive di un equilibrio architettonico delicatissimo. L’inserimento al suo centro di una massa di bronzo impetuosa finisce per spezzare le proporzioni visive della piazza, creando un contrasto stridente che anziché valorizzare l’antico finisce per soffocarlo.  

L’opportunità sprecata del decentramento. L’aspetto più critico dal punto di vista della pianificazione urbana risiede nella mancata valorizzazione di altre aree cittadine. Catania vanta circa 140 piazze, ma di queste soltanto 50 sono arricchite da fontane, monumenti o specifici beni architettonici. Piazza Università era già satura di storia e di attrazioni. Sarebbe stato enormemente più polivalente e polifunzionale collocare l’opera in una piazza di nuova concezione o in un quartiere da riqualificare. Collocata in uno spazio moderno o periferico, la maestosa scultura avrebbe brillato di luce propria, trasformandosi in un vero polo d’attrazione turistico-culturale e donando immediato lustro e riscatto a un’intera area urbana.  

I nodi logistici: eventi, costi e la Festa di Sant’Agata.  

Oltre alle ragioni estetiche, la permanenza dei cavalli per i 12 mesi previsti incontra ostacoli logistici e di pubblica sicurezza difficilmente superabili: 

  • Incompatibilità con gli eventi: Piazza Università è costantemente sede di manifestazioni, concerti e comizi, con il montaggio continuo di palchi e gazebo. Un’installazione di varie tonnellate riduce lo spazio calpestabile e ostacola la gestione logistica della piazza. 
  • Il vincolo di sicurezza per Sant’Agata: Il nodo più critico riguarda le celebrazioni agatine di febbraio. Durante il passaggio del Fercolo, la piazza viene attraversata da una marea di devoti e cittadini. I Piani di Evacuazione e le norme sulla sicurezza (Safety e Security) impongono varchi sgombri e vie di fuga libere. L’ingombro dei cavalli rischia di rappresentare un grave intralcio per i soccorsi e la fluidità delle masse. 
  • I costi e il caso Vittoria: L’operazione ha un costo di circa 54.900 euro (IVA inclusa) per trasporto, logistica e allestimento curati dalla Fonderia Nolana Del Giudice. Sebbene coperti da capitoli regionali destinati ai Comuni con siti UNESCO, i costi hanno suscitato perplessità. A questo si aggiungono le proteste e il rammarico politico-civile nati a Vittoria, città natale dello scultore, che ha visto l’opera “emigrare” a Catania anziché trovare spazio nella Villa Comunale come desiderato dall’artista prima della sua scomparsa. 
  • L’ironia cittadina: Non è mancata infine la classica “liscia” catanese sui social network, dove le sculture sono state al centro di commenti ironici che le hanno accostate alla radicata tradizione gastronomica locale della carne equina. 

Valorizzare l’eredità di Arturo Di Modica e assecondare il desiderio della moglie Stefania Drago è un intento nobile, ma per farlo non si può prescindere dal rispetto della sicurezza, del patrimonio barocco e di una più equilibrata visione di rigenerazione urbana. 

 

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