Quante persone hanno letto una notizia? Quante l’hanno condivisa? Per anni il mondo dell’informazione ha misurato il proprio successo attraverso visualizzazioni, clic e abbonamenti. Ma questi numeri non raccontano necessariamente quale differenza il giornalismo produca nella società: dalle inchieste che contribuiscono a cambiare decisioni pubbliche alla conoscenza e alla consapevolezza che alimenta nelle comunità. È attorno a questa domanda, quale impatto produce il giornalismo e come possiamo riconoscerlo e misurarlo, che dal 6 all’8 novembre 2026 si riuniranno al Grand Hotel Villa Politi di Siracusa circa 45 tra direttori di giornali, presidenti e dirigenti di organizzazioni internazionali dell’informazione, editori e ricercatori per la seconda edizione della 10 Points Unconference, dedicata quest’anno al tema Impact and How to Measure It.
L’evento è organizzato dalla Fondazione Giornalismo Mediterraneo ETS, con il supporto programmatico di FT Strategies e del Center for News, Technology & Innovation (CNTI). 10 Points Unconference gode inoltre del patrocinio dell’Università di Catania e del Comune di Siracusa ed è realizzata grazie al contributo di Banca Agricola Popolare di Sicilia (BAPS), Fondazione Avvenire, Newsmast Foundation e Meedan.
Il Mediterraneo è il punto di osservazione privilegiato dell’iniziativa, che punta a fare della Sicilia un luogo di incontro tra Nord e Sud globale. A Siracusa arriveranno direttori, dirigenti ed esperti provenienti da grandi realtà dell’informazione internazionale come El País, Financial Times e France 24, dal giornalismo investigativo come Correctiv in Germania e InfoAmazonia in Brasile, e da media indipendenti come The Public Source in Libano e Nawaat in Tunisia. Accanto a loro, studiosi della London School of Economics e della University of Central Lancashire, responsabili di organizzazioni come Solutions Journalism Network e International Press Institute, giuristi impegnati nella difesa della libertà di stampa e professionisti che hanno ricoperto incarichi di rilievo in Google e nella Gates Foundation. Un confronto che coinvolgerà partecipanti dall’Europa, dal Mediterraneo e dalle Americhe, dagli Stati Uniti al Messico, dalla Grecia alla Polonia.
«Il giornalismo esiste per le persone e per le comunità che serve. Il suo impatto non si misura soltanto nelle grandi inchieste che portano a cambiamenti politici o istituzionali, ma anche nella cultura che contribuisce a costruire, nella consapevolezza che genera, nelle domande che suscita», spiega Giorgio Romeo, presidente della Fondazione Giornalismo Mediterraneo. «Esistono già esperienze importanti che cercano di misurare questi effetti, ma molto resta da esplorare. In un mondo in cui l’intelligenza artificiale rende le risposte sempre più accessibili, vogliamo interrogarci anche sul valore delle domande che il giornalismo ci aiuta a porre».
UNA CONFERENZA SENZA RELATORI E SENZA PUBBLICO. Nata a Catania nel 2025, la 10 Points Unconference propone una formula alternativa a quella delle conferenze tradizionali: non ci sono relatori su un palco e spettatori in platea, né un programma interamente prestabilito. Sono gli stessi partecipanti a costruire l’agenda delle discussioni, condividendo esperienze e confrontandosi in piccoli gruppi. Le sessioni si svolgeranno secondo la Chatham House Rule, per favorire un confronto libero e aperto. Come nella prima edizione, conclusa con la pubblicazione dei 10 Points on Local Journalism, i lavori porteranno all’elaborazione di un documento condiviso: i 10 Points on Impact, che sarà presentato domenica 8 novembre.
L’IMPACT FORUM: LA SICILIA INCONTRA IL MONDO. La scelta della Sicilia non è soltanto geografica: l’obiettivo è creare un confronto autentico con il territorio, evitando che l’Unconference diventi una di quelle conferenze internazionali che potrebbero svolgersi indifferentemente in qualsiasi luogo. Per questo la manifestazione si aprirà venerdì 6 novembre, con l’Impact Forum, un incontro che allargherà il dibattito sull’impatto oltre il giornalismo, coinvolgendo rappresentanti delle università, della cultura, delle istituzioni, dell’economia e della società civile siciliana.
Al centro tre domande comuni: che cosa intendiamo per impatto? Come possiamo riconoscerlo e misurarlo? Come possiamo lavorare insieme per produrne uno maggiore? Le prime due sessioni, in italiano, saranno dedicate alle esperienze del territorio, dalla valorizzazione del patrimonio culturale allo sviluppo economico. La terza, in inglese, metterà queste riflessioni a confronto con quelle del giornalismo internazionale.
«Non volevamo portare in Sicilia alcune decine di professionisti internazionali per farli discutere tra loro, senza che questo incontro lasciasse alcuna traccia sul territorio», sottolinea Romeo. «Le domande che si pongono i giornalisti non sono poi così diverse da quelle di chi lavora nella cultura, nell’economia o nello sviluppo delle comunità. Non pretendiamo di avere già tutte le risposte: vogliamo creare le condizioni per cercarle insieme».

