Gli attacchi informatici che hanno interessato i sistemi di refrigerazione di alcuni supermercati siciliani hanno acceso i riflettori su un aspetto sempre più importante della sicurezza alimentare. La protezione degli alimenti dipende anche dall’affidabilità delle tecnologie che regolano il funzionamento degli impianti frigoriferi, soprattutto quando questi possono essere gestiti a distanza.
Secondo le notizie diffuse, le intrusioni informatiche avrebbero consentito di alterare i parametri di funzionamento degli impianti, provocando temperature anomale e rendendo necessario, in alcuni casi, lo smaltimento di prodotti alimentari. Le rassicurazioni fornite dalle istituzioni sull’assenza di rischi sanitari emersi in relazione agli episodi segnalati rappresentano un elemento importante, ma non eliminano la necessità di rafforzare la prevenzione.
Sulla vicenda interviene Francesco Tanasi, Segretario Nazionale Codacons, che propone un modello di protezione articolato su tre livelli, da applicare secondo le caratteristiche degli impianti e i rischi effettivamente presenti, per prevenire le intrusioni, individuare tempestivamente le anomalie e gestire le emergenze.
“Quanto accaduto dimostra che oggi la sicurezza alimentare passa anche attraverso la protezione dei sistemi informatici – dichiara Tanasi – Un impianto frigorifero può essere perfettamente efficiente dal punto di vista meccanico e, nello stesso tempo, ricevere comandi alterati attraverso un accesso digitale non autorizzato. Il problema non è soltanto impedire agli hacker di entrare nei sistemi, ma prevedere cosa accade quando una protezione viene superata. La conservazione degli alimenti non può essere esposta a rischi evitabili per la mancanza di adeguate misure di sicurezza.”
La proposta del Codacons prevede innanzitutto una maggiore protezione degli accessi remoti, attraverso sistemi di autenticazione adeguati, aggiornamenti di sicurezza e separazione delle reti. A queste misure dovrebbe affiancarsi, ove tecnicamente possibile, un sistema di rilevazione delle temperature sufficientemente indipendente dal controllo informatico principale, capace di segnalare eventuali anomalie anche in caso di compromissione di quest’ultimo.
Il terzo livello riguarda le procedure di emergenza, che devono consentire al personale di intervenire tempestivamente, verificare le condizioni di conservazione e documentare le decisioni adottate sugli alimenti eventualmente esposti a temperature non conformi.
“Non servono nuovi adempimenti burocratici privi di utilità concreta – prosegue Tanasi – Occorre verificare che le protezioni siano realmente efficaci. Se un sistema informatico viene violato, un dispositivo di controllo indipendente può contribuire a individuare l’anomalia prima che provochi conseguenze sulla conservazione degli alimenti. È altrettanto importante poter ricostruire la durata delle alterazioni e le temperature raggiunte, perché sono elementi fondamentali, insieme alle caratteristiche dei prodotti, per valutarne la sicurezza.”
Il Codacons sottolinea inoltre l’importanza di integrare la gestione dei rischi informatici nelle procedure aziendali di prevenzione e autocontrollo alimentare, tenendo conto delle caratteristiche delle strutture e delle tecnologie utilizzate. L’obiettivo non è imporre soluzioni identiche a tutti gli esercizi commerciali, ma favorire misure proporzionate, verificabili e concretamente applicabili.
“Le attività già avviate dalle autorità competenti rappresentano un riferimento importante. Ora è necessario fare in modo che quanto accaduto contribuisca a rafforzare la prevenzione. La sicurezza non consiste soltanto nel tentare di bloccare un attacco, ma anche nel limitarne le conseguenze. Chi entra in un supermercato deve poter acquistare alimenti sicuri senza doversi preoccupare delle vulnerabilità dei sistemi informatici. Spetta agli operatori adottare misure adeguate per proteggere i prodotti e gestire tempestivamente le eventuali anomalie. La tutela della salute dei consumatori deve rimanere una priorità assoluta”, conclude Tanasi.


