Sicilia Liberty, l’isola diventa il grande teatro della Belle Époque

Date:

Dall’8 al 14 luglio Art Nouveau Week 2026 attraversa Palermo, Messina, Catania, Mondello, Taormina, Agrigento, Trapani e i centri storici dell’isola: convegni, visite guidate, grand tour, workshop, disegno dal vero e sculture di sabbia nel segno del mare

C’è una Sicilia Liberty che non è soltanto una pagina della storia dell’architettura, ma un intero teatro della modernità italiana. È la Sicilia dei Florio e dei Ducrot, di Ernesto Basile e di Ettore De Maria Bergler, delle ville affacciate sul mare, degli stabilimenti balneari, dei villini borghesi, delle vetrate colorate, delle ceramiche, delle facciate scolpite, dei teatri, dei palazzi ricostruiti dopo il terremoto, delle città che tra fine Ottocento e primi decenni del Novecento provarono a dare una forma nuova al desiderio di eleganza, progresso e rappresentazione sociale. Dall’8 al 14 luglio 2026, Art Nouveau Week porta in Sicilia una delle sezioni più ampie e dense del festival internazionale promosso dall’associazione Italia Liberty e curato dal professor Andrea Speziali. Il programma coinvolge Augusta, Agrigento, Avola, Caltagirone, Canicattì, Canicattini Bagni, Catania, Chiaramonte Gulfi, Favignana, Ispica, Licata, Messina, Mondello, Ortigia, Palermo, Sciacca, Siracusa, Taormina, Trapani e Vittoria, componendo una geografia monumentale del Liberty isolano.

A rafforzare il valore simbolico dell’edizione 2026 c’è anche il francobollo celebrativo “L’Art Nouveau in Italia”, prodotto dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy nell’ambito della serie tematica “Le Eccellenze del Patrimonio culturale italiano”. Si tratta della prima emissione nella storia postale italiana dedicata all’Art Nouveau, un riconoscimento istituzionale che celebra la stagione Liberty come parte integrante dell’identità culturale del Paese. Il bozzetto del francobollo è stato realizzato dall’artista Andrea Speziali, curatore del festival e presidente dell’associazione Italia Liberty.

L’ottava edizione del festival ha come tema “Il Mare”, e in Sicilia questo filo conduttore sembra trovare una delle sue declinazioni più naturali. Il mare non è soltanto scenario, ma origine di un immaginario: quello delle stazioni balneari, delle ville di villeggiatura, degli alberghi, dei rituali sociali della Belle Époque, dei viaggiatori, dei porti, delle tonnare, dei lungomare e degli stabilimenti dove la nuova borghesia costruiva il proprio modo di abitare il tempo libero. La Sicilia Liberty è infatti una civiltà di costa e di città, ma anche di interni: Palermo e Mondello, Messina e Catania, Licata e Trapani, Taormina e Favignana, Agrigento e Caltagirone, Canicattì e Canicattini Bagni raccontano ognuna un frammento diverso dello stesso sogno modernista.

Il cuore scientifico del programma si apre a Palermo, mercoledì 8 luglio, allo Spazio Zero dei Cantieri Culturali alla Zisa, con il convegno “L’età dell’eleganza nella Sicilia Liberty”. Moderato da Pietro Marino, l’incontro mette al centro la grande stagione palermitana tra architettura, arredo, ceramica, decorazione, museografia e identità plurale dell’Art Nouveau. Si parlerà degli Stabilimenti Ducrot, della cultura dell’arredo, dei modelli del femminile nel Liberty palermitano, delle ceramiche Florio, del Villino Florio come museo della Belle Époque, delle tecniche digitali per la rappresentazione museale e dell’identità molteplice dell’Art Nouveau tra Liberty, Jugendstil, Secessione e Modernismo. È un convegno che restituisce Palermo come capitale non periferica, ma centrale, del modernismo europeo.

Venerdì 10 luglio, sempre nel palermitano, il discorso si sposta a Mondello, al Club Canottieri Roggero di Lauria, con “Il Liberty delle stazioni balneari: ville, alberghi, stabilimenti tra natura, turismo e nuovi rituali sociali”. Qui il tema del mare diventa materia storica e urbanistica. Gli interventi affrontano il rapporto tra villini, stabilimenti, turismo, società del piacere, architettura costiera, Villa Igiea, Mondello e la nascita di una stazione balneare modernista. È il capitolo in cui la Sicilia Liberty si mostra come fenomeno non solo estetico, ma anche sociale: un nuovo modo di andare al mare, di mostrarsi, di abitare la villeggiatura, di trasformare il paesaggio in rito collettivo.

Sabato 11 luglio il festival arriva a Messina con il convegno “L’Art Nouveau in Italia. Il caso del Modernismo a Messina”, al Palazzo della Cultura “Antonello da Messina”. La città dello Stretto viene letta come un laboratorio speciale, segnato dalla ricostruzione dopo il terremoto del 1908. Al centro del confronto ci sono Ernesto Basile, Gino Coppedè, l’architettura pubblica e chiesastica post-sisma, gli echi del Floreale e del Liberty nel neoeclettismo, l’iconografia esoterica e il mare come repertorio di forme decorative. Messina non è raccontata come città ferita soltanto dalla catastrofe, ma come luogo in cui la rinascita urbana diventa occasione per sperimentare un nuovo linguaggio monumentale.

Accanto ai convegni, il programma siciliano propone il grande tour “Le vie del Liberty. Sulle tracce dell’Art Nouveau in Sicilia”, da mercoledì 8 a martedì 14 luglio. È un itinerario pensato come viaggio dentro l’isola, da Palermo ad Agrigento fino a Catania, con tappe tra ville storiche, palazzi decorati, paesaggi archeologici, centri storici e borghi della Sicilia sud-orientale. Il tour unisce l’eleganza dell’Art Nouveau alla Valle dei Templi, ai mercati, alle città barocche, a Canicattì, Ispica, Chiaramonte Gulfi, Avola e Messina, costruendo un racconto in cui la Sicilia non è solo meta, ma esperienza culturale integrale: arte, architettura, sapori, storia e paesaggio.

Le visite guidate partono con un ritmo quasi cinematografico. A Licata, il percorso “Il Liberty alle prime luci” si svolge alle 6.30 del mattino e racconta una città cresciuta grazie al porto, all’esportazione agricola e allo zolfo. Accanto al Palazzo municipale progettato da Ernesto Basile, al Teatro Re-Grillo e alla dogana di Antonino Re, emergono i palazzi delle famiglie più agiate, segni di un momento economico florido tradotto in architettura. A Canicattì, con “Ernesto Basile. All’alba del modernismo siciliano”, il racconto si concentra sul Teatro sociale e soprattutto su Villa Firriato, residenza di campagna del barone Francesco Lombardo Gangitano, ampliata da Basile con scala loggiata, torre merlata, corpi accessori, chiosco, torre-serbatoio panoramica e giardino esotico.

A Catania, uno dei nuclei forti del festival è Villa Zingali Tetto, sede del Museo della Rappresentazione dell’Università. Le visite, proposte in più turni, aprono gli interni e gli esterni di una dimora tra le più suggestive del Liberty siciliano, con una veranda ricca di vetrate colorate moderniste. La villa diventa anche luogo di didattica e ricerca: archivi di progetti, collezioni artistiche, disegni, incisioni ed esperienze immersive dialogano con l’architettura storica, facendo della visita non una semplice apertura, ma un incontro tra memoria e conoscenza. Sempre a Catania, il percorso “Petali in bassorilievo: il Liberty segreto di Catania” porta alla scoperta di facciate, rilievi, decori e architetture urbane meno note, mentre Villa Ardizzone. All’interno del sogno Liberty siciliano permette di entrare in una delle atmosfere più intime e residenziali dello stile.

Mondello è uno dei luoghi simbolici dell’intera settimana. La passeggiata “Prospetti d’architettura Liberty: Stabilimento balneare Charleston e i villini” racconta lo storico stabilimento balneare e le ville moderniste lungo il lungomare. Qui natura, mare e architettura sembrano fondersi in una delle immagini più riconoscibili del Liberty italiano. Mondello non è soltanto spiaggia, ma manifesto di una stagione: il mare cristallino, i villini, lo stabilimento, le famiglie, le vacanze, la nuova idea di villeggiatura trasformano la costa palermitana in una scena della Belle Époque.

A Palermo il calendario è particolarmente ricco. Villino Favarolo, con la sua decorazione Art Nouveau all’alba dell’Art Déco, apre gli interni e gli esterni in collaborazione con la Regione Sicilia. L’edificio conserva elementi originari e interventi decorativi di Salvatore Gregorietti, celebrato durante l’Art Nouveau Week. Il percorso “Natura e architettura. Una finestra sul Liberty palermitano” parte da via Roma, attraversa il Teatro Massimo, piazza Castelnuovo e via Libertà, facendo riemergere il Firriatu del principe di Villafranca, un tempo parco di caccia e area di giardini, oggi boulevard dell’eclettismo e del Liberty cittadino. Con “Basile. Passeggiata nelle idee del Liberty”, il pubblico incontra Villino Ida Basile, Villino Favaloro e soprattutto Villino Florio, capolavoro salvato dalle ombre del sacco di Palermo e restituito come una delle vette dell’architettura italiana del primo Novecento.

Palermo racconta anche la propria Belle Époque attraverso i Florio. La visita “La Belle Époque a Palermo, tra Italia e Inghilterra” intreccia imprenditori inglesi e italiani, dimore storiche e Museo della Ceramica Florio. Il percorso “Manifattura Florio. Alla scoperta della ceramica Art Nouveau” entra invece nel museo dedicato alla produzione ceramica attiva dal 1884 al 1940, tra oggetti raffinati, servizi da tavola, cache-pot e pezzi unici. Tra le opere spicca un cache-pot con base disegnato da Ernesto Basile nel 1905, testimonianza della sua capacità di unire architettura, design e arti applicate. Nel finale della settimana, il percorso “Florio, Ducrot, Basile. I protagonisti che firmarono la Palermo Liberty” riassume idealmente la grande triade del modernismo palermitano: imprenditoria, arredo, architettura.

La Sicilia orientale aggiunge altri capitoli. Canicattini Bagni, con “Il Liberty degli emigrati”, racconta una storia sociale potentissima: edifici costruiti nei primi anni del Novecento grazie alle rimesse dei canicattinesi partiti per gli Stati Uniti. Le case ornate con linee sinuose, fiori e teste femminili diventano il segno di un sogno di ritorno, di riscatto e di dignità abitativa. Augusta, con “Gli echi locali del Modernismo”, mostra invece un Liberty discreto ma diffuso, legato al rinnovamento urbano tra Ottocento e Novecento, con via Principe Umberto definita come un museo a cielo aperto di facciate moderniste.

A Agrigento, il percorso “All’ombra del Barocco. Il Liberty superstite tra affreschi e bassorilievi” mette in dialogo due epoche: il Barocco della chiesa di Santo Spirito, legato a Giacomo Serpotta, e le tracce Liberty del centro storico, dall’Antico Circolo dei Nobili a Casa Agozzino e Villa Bonfiglio. A Caltagirone, “Ernesto Basile. Il volto del modernismo siciliano” attraversa il Giardino pubblico, il Teatro Politeama, Casa Polizzi, la facciata della Cattedrale di San Giuliano, il Palazzo delle Poste, l’ex Officina Elettrica e Casa Saleri, nota come Palazzo della Magnolia, con la facciata in terracotta a motivi floreali modellata da Enrico Vella. Qui il Liberty dialoga con la grande tradizione ceramica calatina.

A Favignana, “Straordinario Modernismo. Un viaggio tra eleganza e mare” unisce Palazzo Florio, la Chiesa di Sant’Antonio da Padova e la Tonnara Florio. Il Liberty entra in una dimensione insieme sacra, industriale e marinaresca: nella chiesa, fiori, tralci, angeli e girasoli avvolgono pareti e soffitti; nella tonnara, la storia della pesca del tonno restituisce la dimensione produttiva e sociale dell’isola. A Sciacca, “Il Sogno della Grande Bellezza modernista” racconta il rapporto tra città, arti applicate e stagione floreale. A Siracusa e Ortigia, “Una finestra sull’eleganza Liberty affacciata sul mare” porta il modernismo dentro la cornice barocca e marina della città.

Taormina diventa quasi un capitolo autonomo, con tre appuntamenti: “Orizzonti Liberty. L’alba elegante tra onde e capitelli”, “Facciate come opere d’arte. L’oceano elegante dell’Art Nouveau” e “La perla del mar Ionio”. Qui il Liberty si misura con il mito turistico internazionale, con la luce, con le facciate scenografiche, con il mare come orizzonte permanente. In uno dei percorsi l’esperienza si chiude con un bagno al mare accompagnato da musiche d’inizio Novecento e da un calice di Champagne Brut “Belle Époque” Perrier-Jouët, trasformando la visita in rievocazione sensoriale della stagione floreale.

A Ispica, “Dal centro alla periferia: la diffusione dell’Art Nouveau” segue le tracce di Ernesto Basile, Paolo Lanzerotti e degli artigiani locali tra Palazzo Bruno di Belmonte, Palazzo Bruno-Alfieri e le dimore di notabili, massari, professionisti e commercianti. A Messina, oltre al convegno, le passeggiate “Accenti floreali e aromi eclettici. Una città Liberty in ricostruzione”, “I monumenti e l’eleganza di uno stile senza tempo” e “Opere e protagonisti della stagione Liberty” attraversano Palazzo Zanca, Galleria Vittorio Emanuele III, Camera di Commercio, Palazzo della Dogana, Villa Rodriguez e gli edifici della ricostruzione post-1908. A Trapani, tre appuntamenti scandiscono la giornata tra alba, mattina e sera: “All’alba dell’Art Nouveau. Linee e volumi dell’eleganza”, “L’altro Liberty in città” e “Il Mare del Liberty. Sulla cresta dell’onda modernista”. A Avola, il percorso “L’arte floreale tra mare e luce” racconta la crescita edilizia legata alla civiltà agricola e alla borghesia locale, tra grappoli d’uva, pampini, teste equine e ramoscelli scolpiti sulle facciate. A Chiaramonte Gulfi, infine, “Arthur Lasenby Liberty. Nascita di uno stile” apre la Casa Museo Liberty a Palazzo Montesano, con mobili, sculture e arti applicate di Ernesto Basile, René Lalique, Legras, Carlo Zen e altri autori della Belle Époque.

Il programma siciliano non si ferma alle visite. A Palermo, allo Spazio Zero ai Cantieri Culturali alla Zisa, il workshop “Il Volume della Bellezza” guidato da Pietro Marino propone tre giornate tra decorazione, materia e forme Liberty. I partecipanti realizzano un rilievo in argilla ispirato all’Art Nouveau, partendo dal disegno e dalla progettazione per arrivare alla modellazione e alla rifinitura. È un’esperienza che porta il Liberty fuori dal solo campo dell’osservazione, trasformandolo in gesto, manualità, materia, scultura. Nello stesso spazio, con “Le Cornici del Mare”, Andrea Speziali guida un laboratorio creativo dedicato alla composizione marina contemporanea, con conchiglie, coralli ed elementi naturali selezionati e autorizzati, in dialogo con le forme decorative del Liberty e con la tutela ambientale.

Grande spazio è affidato anche a “Visioni Art Nouveau nel disegno dal vero”, le attività collettive di sketching en plein air. Si disegna a Palermo davanti a Palazzo Jaforte, Teatro Finocchiaro, Villa Pottino, Villino Cavarretta, Villa Igiea, Villino Florio, Villino Ida Basile, Palazzo Dato e Palazzo Utveggio; a Catania davanti al Negozio Frigeri, Palazzo Rosa, Villa Ardizzone, Villa Miranda, Casa Lazzara, Palazzo delle Poste, Villa Majorana, Villa Manganelli e Palazzo Terranova; a Vittoria davanti a palazzi e teatri del centro; a Favignana davanti alla Chiesa di Sant’Antonio; ad Avola, Messina e in altre città dell’isola. Il disegno dal vero diventa così uno degli strumenti più moderni del festival: obbliga a fermarsi, a guardare, a seguire una linea, a comprendere una facciata, a restituire su carta ciò che troppo spesso passa inosservato.

Infine, la Sicilia partecipa alla sezione delle sculture Liberty di sabbia con Mondello. È un segno perfettamente coerente con il tema dell’edizione 2026: il mare non è soltanto sfondo, ma materia del racconto. La sabbia diventa supporto effimero per rileggere l’Art Nouveau in chiave contemporanea, tra forme organiche, linee curve, decorazioni floreali e suggestioni marine. In una regione dove la Belle Époque si è spesso affacciata sull’acqua, portare il Liberty direttamente sulla spiaggia significa chiudere il cerchio tra architettura, natura e partecipazione pubblica.

La Sicilia entra così nell’Art Nouveau Week 2026 come una regione capitale. Palermo racconta la grande scuola di Basile, Florio, Ducrot e De Maria Bergler; Mondello il sogno balneare della Belle Époque; Messina la rinascita dopo il 1908; Catania il Liberty degli interni, delle ville e dei bassorilievi; Agrigento, Caltagirone, Licata, Canicattì, Canicattini Bagni, Augusta, Taormina, Favignana, Ispica, Trapani, Avola, Vittoria e Chiaramonte Gulfi dimostrano che lo stile floreale non fu un episodio isolato, ma una lingua diffusa, capace di assumere accenti diversi da città a città.

In questa prospettiva, Art Nouveau Week non è soltanto un calendario di eventi, ma un grande racconto civile: invita a guardare la Sicilia come un museo vivo della modernità. Dietro una vetrata, una ceramica, una villa, un chiosco, una tonnara, uno stabilimento balneare, una facciata scolpita o un palazzo ricostruito, si riconosce la storia di un’isola che, all’inizio del Novecento, cercava il futuro attraverso la bellezza.

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here

Share post:

Iscriviti

spot_imgspot_img

Popular

More like this
Related

Whatsapp, nuova ondata di attacchi: i consigli della Polizia di Stato

È stata recentemente segnalata una nuova ondata di compromissioni...

Etna Milo Fest, successo per la serata della Pro Loco

Un pubblico numeroso e qualificato ha partecipato a Etna...

Autostrade siciliane, Tanasi: “Chi subisce disagi ha diritto al rimborso del pedaggio”

Nel fine settimana del controesodo estivo, il Codacons richiama...

Il 29 agosto Marco Masini a Zafferana Etnea

Un vero e proprio successo di pubblico per gli...