Quest’estate io e la mia famiglia abbiamo avuto la fortuna di fare un viaggio straordinario. Siamo andati in Cina. Le bellezze naturali e le meraviglie che abbiamo potuto ammirare non sono però l’oggetto del presente articolo.
Abbiamo viaggiato, sia all’andata che al ritorno, con la compagnia di bandiera turca che faceva scalo ad Istanbul.
Il viaggio di ritorno, previsto per giorno 9 agosto, è cominciato male sin dalla partenza. Dopo averci fatto imbarcare a Pechino, ci hanno fatto sbarcare di nuovo. Solo dopo una lunga attesa, abbiamo capito che dovevano cambiare una ruota dell’aereo (non nuovissimo, evidentemente). La partenza viene dunque ritardata di 4 ore. Non abbiamo fatto in tempo a preoccuparci per aver perso la coincidenza Istanbul- Catania prevista per la mattina seguente, perché, durante l’attesa, ci arriva la mail della compagnia aerea: a causa della cenere vulcanica il volo per Catania è stato cancellato e riprogrammato un giorno e mezzo dopo.
Dopo un viaggio durato più di dieci ore, arriviamo ad Istanbul stremati. Decidiamo di recuperare i bagagli (che in origine erano stati inviati direttamente a Catania). Ci sballottolano di qua e di là per l’aeroporto, fino ad arrivare ad un desk, che ci promette la restituzione dei bagagli dopo un’ora di attesa.
Presi i bagagli ci rechiamo presso un altro sportello. Ci assegnano un albergo e con la navetta veniamo trasportati in un hotel equidistante sia da Istanbul che dall’aeroporto. Troppo stanchi per girare ancora, prendiamo possesso delle stanze e ci addormentiamo.
Il giorno dopo, mentre eravamo in attesa della navetta che ci avrebbe riportati in aeroporto, riceviamo un nuovo messaggio: anche il secondo volo diretto a Catania è stato cancellato, sempre a causa della cenere vulcanica. Possiamo scegliere tra il rimborso o un nuovo biglietto. Prendiamo subito un nuovo volo, questa volta con destinazione Palermo.
Almeno saremo in Sicilia – abbiamo pensato.
Ma giunti all’aeroporto di Istanbul ci aspetta una nuova sorpresa: il volo Istanbul-Palermo è in overbooking. Poiché da giorni l’Etna non si placa e l’aeroporto di Catania è chiuso, in molti hanno scelto di volare su Palermo.
Si prospetta davanti a noi un’altra non voluta notte in Turchia, e stavolta senza albergo. Ci rechiamo di corsa al desk riservato ai passeggeri senza poltrona assegnata. Raccontiamo all’addetto che siamo partiti da Pechino due giorni prima, che siamo stanchi e che vogliamo tornare a casa. L’uomo ci ascolta con attenzione e poi, probabilmente mosso a pietà, ci assegna tre poltrone sul volo per Palermo.
Riprendiamo a respirare. Forse riusciremo a tornare nell’isola.
Giunti agli imbarchi, però, ci attende un nuovo momento di suspense: a causa dell’eccessivo traffico aereo su Palermo, si attende l’autorizzazione all’imbarco. Tra i passeggeri c’è chi mormora che anche questo volo verrà cancellato o dirottato.
Dopo un’altra ora di attesa finalmente ci imbarcano. Mi siedo sulla mia poltrona con la stessa soddisfazione di un imperatore che ha appena conquistato il trono.
Il volo procede serenamente fino a Palermo. Riusciamo perfino a recuperare i bagagli (anche se la nostra valigia è l’ultima ad apparire sul nastro trasportatore).
Ma una nuova trappola è in agguato: gli autobus Palermo – Catania sono pieni per i successivi due giorni.
Così invece che all’aeroporto di Istanbul ci toccherà dormire in quello di Palermo.
Per fortuna troviamo un amico che si offre di accompagnarci a Catania con la sua macchina.
Alle ore 23:30 di giorno 11 agosto infilo finalmente le chiavi nella serratura di casa e bacio terra come avrà, immagino, fatto Marco Polo di ritorno a Venezia, dopo il suoi 17 anni presso la corte di Kublai Khan.
Dopo questa Odissea, degna di quella raccontata nel film di Nolan – proprio in questi giorni nelle sale cinematografiche – ci diciamo che, in fondo, siamo stati fortunati: non abbiamo mai dormito in aeroporto, non abbiamo affrontato spese eccessive e, soprattutto, essendo la disavventura capitata al nostro ritorno, non abbiamo perso la vacanza che da un anno sognavamo.
Ma c’è a chi è andata di gran lunga peggio: le immagini diffuse sui social mostrano passeggeri che bivaccano a terra all’aeroporto di Catania; si parla di più di 700 voli cancellati proprio nel periodo di Ferragosto, quello più caldo dal punto di vista turistico per italiani e non. Sono moltissimi quelli che hanno visto sfumare il sogno del viaggio estivo o che non sono potuti rientrare a casa per trascorre le ferie con i propri cari.
Gli alberghi, nella Sicilia orientale, sono vuoti e le disdette nei bed and breakfast arrivano di ora in ora; e questo in un’isola che avrebbe le potenzialità per poter vivere di solo turismo.
Dopo una settimana di chiusura dell’aeroporto cominciano finalmente ad arrivare le dichiarazioni dei nostri politici: Nello Musumeci, ministro per la protezione civile e le politiche del mare, sostiene che il problema non sia l’Etna in eruzione ma l’aeroporto: va spostato! Come se spostare un aeroporto – e dove poi? Nella zona di Enna, forse -, fosse cosa di poco conto, da risolversi in un paio di settimane al massimo. In Sicilia ci mettiamo mesi, a volte anni, per riparare un tratto di autostrada danneggiato; quanti secoli ci vorrebbero per costruire un nuovo aeroporto?
Il sindaco di Catania, l’avvocato EnzoTrantino, ha la soluzione a portata di mano: stai in Sicilia e goditi le vacanze!
Com’è che nessuno ci ha pensato prima? E chi glielo dice a tutti quei turisti che hanno perso voli e prenotazioni e che non verranno più rimborsati?
Ricordiamo che il sindaco della città Metropolitana di Catania rappresenta, tra l’altro, oltre il 14 per cento delle quote SAC (Società Aeroporto Catania).
Infine interviene il ministro di dei trasporti, Matteo Salvini. “Purtroppo non è in dote mia fermare le eruzioni vulcaniche”, afferma.
Non è certo Sant’Agata lui (ricordiamo che, secondo la tradizione devozionale, l’esposizione del velo della Santa riuscì a fermare l’eruzione del 252 d.C).
Il Ministro dei trasporti non perde, poi, la ghiotta occasione per tornare a parlare del ponte sullo stretto, che, a suo dire, risolverebbe ogni problema. Non è chiaro in che modo un volo, poniamo, Catania- Parigi, una volta cancellato per la cenere vulcanica, porterebbe i turisti a destinazione senza costi aggiuntivi, proprio grazie al ponte sullo stretto.
Il problema è che l’Etna erutta tutti gli anni. Quello della cenere vulcanica non è quindi un evento straordinario. Invece gli amministratori della SAC e i nostri politici sembrano ogni volta “cadere dal pero”.
La SAC ha adottato un piano di emergenza (PEA) approvato dall’ENAC, coordinando la gestione a terra e il supporto logistico con gli scali vicini (come Comiso, Palermo o Trapani) in caso di crisi operative straordinarie. Ma tale piano d’emergenza, come si sta vendendo in questi giorni, è del tutto inadeguato per gestire il flusso turistico diretto verso il più importante scalo aeroportuale dell’isola.
Forse è giunto il momento che i nostri politici, sia a livello regionale che nazionale, comincino seriamente ad occuparsi del tema dei trasporti pubblici in Sicilia: a rendere operativi e efficienti gli scali di Comiso, Palermo e Trapani; ad autorizzare un sistema di navette gratuite, subito pronte e disponibili per le emergenze; a potenziare (o realizzare da zero) una rete ferroviaria in grado di competere, almeno, con quelle del nord Italia (non oso pensare ai treni ad alta velocità di Cina e Giappone) e a ridare alle autostrade siciliane la dignità che esse meritano (visto che, a causa dei continui lavori in corso e delle continue interruzioni, esse sembrano spesso ridotte a trazzere di montagna).
La Sicilia sta ricevendo da tutta questa vicenda un danno economico e d’immagine di portata epocale.
Quanti turisti, dopo aver attraversato questo calvario, vorranno ancora venire a vistare la nostra bellissima isola?
Immagine realizzata con IA

