La corruzione? Non è donna

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In base al rapporto “Corruzione e appalti in Italia: analisi gennaio 2020 – maggio 2026”, a cura dell’Autorità nazionale anticorruzione (ANAC), la corruzione in Italia è assai bassa tra le donne, riguarda soprattutto le imprese medio-grandi, e “viaggia al ritmo di due rinvii a giudizio al mese”.
Tra processi penali,  rinvii a giudizio, arresti e sequestri comunicati al Nucleo della Guardia di Finanza, il rapporto Anac, dal 1° gennaio 2020 al 15 maggio 2026, conteggia 141 procedimenti, quasi due al mese, istruiti da 100 Procure — capitanate da Roma (10), Napoli, Catania e Messina (8), Milano e Benevento (7), Palermo (6) — a carico di 944 imputati di 490 imprese e 212 stazioni appaltanti 530 contratti o concessioni per un valore di 2,9 miliardi.
Quasi il 24% dei procedimenti è in Sicilia, seguita da Campania con il 18%, la Lombardia con il 10,4%, il Lazio con il 9,6%, la Puglia con l’8,1%. In rapporto alla popolazione la Sicilia ha 5,4 casi per milione di abitanti, Abruzzo 4,7, Campania 4,5, Puglia 2,6, Piemonte 1,9, Lazio 1,6, Emilia Romagna e Lombardia 1,1. Solo il 21% degli imputati risultano figure apicali appartenenti agli organi elettivi, come sindaci o assessori, mentre ben il 79% sono dipendenti, tecnici, commissari, responsabili di procedimento,  cruciali negli snodi degli appalti.
Su 994 imputati le donne sono poche, poco meno del 14%, ma sono ancor meno se le si rapporta al tasso di impiego femminile calcolato nel 2024 dall’Inps (tolto il settore scuola) al 34% nel pubblico e al 42% nel privato: i casi di corruzione in cui sono coinvolte le donne sono infatti molto inferiori, 17% nel pubblico (e ancor meno, 12 %, a livello di dirigenti), e 22% nel privato. Tanto da far osservare all’Anac che “i dati sembrano indicare un minor coinvolgimento delle donne in episodi di corruzione, che potrebbe far pensare ad un loro maggior grado di integrità”, ipotesi peraltro avanzata già da uno studio di Decarolis/Fisman-Pinotti-Vannutelli- Wang su “Gender and Bureaucratic Corruption” pubblicato nel 2023 su The Journal of Law, Economics, and Organization. Certo c’è anche da dire che le donne hanno meno potere degli uomini, ma evidentemente quando lo ottengono lo usano con maggiore etica.

La condotta illecita più frequente non è la corruzione (22%), e tantomeno la concussione (appena 1%, raro un privato davvero forzato dal pubblico), ma è nel 28% dei casi il mettersi d’accordo in partenza: cioè sono i reati di turbativa d’asta (art. 353 c.p.) o turbata libertà del procedimento di scelta del contraente (art. 353-bis c.p.), ossia le alterazioni del “vestito” delle gare già in “sartoria”, in modo da ritagliare il bando su misura del vincitore predestinato. Peraltro, da quando, negli ultimi anni, la legge è cambiata ed è diventato possibile per gli amministratori pubblici non fare gara ma dare i lavori in affidamento diretto sino a un valore di 140.000 euro, ecco che una grandissima quantità di soldi oggi è sprovvisto di effettiva tutela penale perché quando non c’è gara non ci può essere reato di turbativa.

Immagine generata con IA

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