Bilbao e corso Martiri della Libertà a Catania

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Alla fine del secolo scorso furono realizzate a Bilbao alcune opere di architettura e ingegneria di grande rilevanza: cito, tra le tante, soltanto il museo Guggenheim, opera di Frank Gehry, e il ponte pedonale Zubizuri, di Calatrava, ambedue inaugurate nel 1997, di cui ho riportato le foto.
Il complesso di queste opere trasformò la città, facendola diventare una sorta di capitale europea dell’architettura contemporanea.
Il grande impulso dato dall’incremento turistico fece da traino allo sviluppo complessivo della città, che oggi vanta uno dei più consistenti PIL pro-capite in Spagna.
Catania, con Corso Martiri della Libertà, ha avuto una uguale opportunità, quella di diventare la capitale europea dell’architettura contemporanea del terzo millennio.
Grazie a grandi imprenditori che affidarono all’architetto Mario Cucinella la progettazione architettonica dell’intero intervento, all’azione della giunta Stancanelli, che adottò il progetto, all’azione della giunta Bianco, che fece ridurre le cubature, con incremento delle aree verdi, e fece realizzare le opere di urbanizzazione a carico della proprietà, esclusa l’ultima, il parcheggio multipiano interrato, con sovrastante parco, a Piazza della Repubblica.
Per questa opera era stato predisposto il bando d’appalto, approvato dal collegio di difesa con parere favorevole dell’Anac.
Le due amministrazioni successive ( Pogliese e Trantino) non sono riuscite a portare avanti il progetto.
Temo che Catania abbia perduto per sempre questa grande opportunità, dí sviluppo, occupazione e contrasto alla fuga dei nostri migliori giovani.
Non sono in condizione di avere i documenti per attribuire eventuali responsabilità, per capire cosa sia successo nelle procedure dell’appalto.
Ricordo soltanto una dichiarazione dell’attuale sindaco che assicurava che entro un mese avrebbe sistemato tutto.
La foto dell’attuale situazione di Corso Martiri della Libertà rappresenta simbolicamente un fallimento.
Ma oggi desidero esprimere la speranza che, dopo otto anni persi, si possa ripartire, e che questa ripartenza non si trasformi in una grossa speculazione edilizia.
La speranza, come si sa, è sempre l’ultima a morire.

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