La Sicilia continua a non saper fare memoria del proprio cinema. Si organizzano festival, si celebrano le nuove produzioni, ma raramente si costruisce un racconto organico di ciò che è stato. Eppure, basterebbe guardarsi intorno e riannodare i fili della storia.
La Sicilia continua a ospitare festival cinematografici e ad attrarre produzioni nazionali e internazionali, ma fatica ancora a valorizzare uno dei suoi patrimoni culturali più importanti: la propria storia cinematografica. Le Isole Eolie ne rappresentano forse l’esempio più emblematico. Qui è nata la cinematografia subacquea professionale, qui si è consumata la celebre “guerra dei vulcani” tra Roberto Rossellini e William Dieterle, qui hanno lavorato Ingrid Bergman, Anna Magnani, Michelangelo Antonioni, Massimo Troisi, Nanni Moretti, i fratelli Taviani e molti altri. Un’eredità che, secondo lo storico e critico cinematografico Nino Genovese, dovrebbe diventare un elemento identitario e una leva di sviluppo turistico. Anche se tutto questo, ed ecco il paradosso, nel 2026 non viene celebrato neanche sui magneti da vendere ai turisti che popolano le sette sorelle eoliane.
«Dopo essere state, in epoca fascista, luogo di confino per diversi condannati politici, le Isole Eolie furono riscoperte nel dopoguerra grazie al cinema», spiega Genovese. «Erano isole così ricche di storia, di leggende, di grandi tradizioni culturali, con acque cristalline e paesaggi stupendi, che non potevano non esercitare un notevole richiamo sui cineasti.»
L’inizio di questa storia ha una data precisa: il 15 agosto 1946. «Arrivarono a Lipari Francesco Alliata, Pietro Moncada, Quintino Di Napoli e Renzo Avanzo. Costruirono artigianalmente delle attrezzature per le riprese subacquee e realizzarono Cacciatori sottomarini, documentario che segna la nascita della cinematografia subacquea documentaristica professionale.» Da quell’esperienza nacque la Panaria Film, destinata a realizzare opere come Bianche Eolie e Isole di cenere, capaci di raccontare i due volti dell’arcipelago: quello luminoso delle cave di pomice e quello scuro dei paesaggi vulcanici.
Pochi anni dopo le Eolie divennero il centro dell’attenzione mondiale grazie a due film destinati a entrare nella storia del cinema: Stromboli. Terra di Dio di Roberto Rossellini e Vulcano di William Dieterle. «La stampa dell’epoca – ricorda Nino Genovese, che è anche giornalista – amplificò la rivalità tra Ingrid Bergman e Anna Magnani e quella tra le due troupe, creando quella che venne definita la “guerra dei vulcani”. Si organizzavano perfino gite e crociere da Messina, Milazzo e Reggio Calabria esclusivamente per visitare i set cinematografici.»
Il paradosso della memoria: festival presenti, storia assente
Per lo studioso il bilancio di quella vicenda è inequivocabile. «A mio avviso c’è un unico, solo, vero vincitore: non sono né Ingrid Bergman, né Anna Magnani, né Roberto Rossellini o William Dieterle. Sono soprattutto le Isole Eolie, con la loro incomparabile bellezza, il loro fascino e quell’alone ormai mitico e leggendario che quei film hanno conferito loro, contribuendo ad attirare l’attenzione mondiale sull’intero arcipelago.»
Negli anni le Eolie sono rimaste uno dei set naturali più affascinanti del Mediterraneo. Antonioni apre L’avventura tra Panarea e Lisca Bianca; i fratelli Taviani ambientano una delle pagine più intense di Kaos alle cave di pomice di Lipari; Luigi Comencini conclude Buon Natale… Buon Anno a Vulcano; Sergio Castellitto gira parte di Libero Burro a Malfa; Massimo Troisi e Michael Radford trasformano Pollara nell’immagine universale de Il Postino; Nanni Moretti dedica alle isole uno degli episodi più celebri di Caro diario; Marco Tullio Giordana sceglie Stromboli per il finale de La meglio gioventù.
«Sono proprio questi i veri film interamente eoliani», osserva Genovese. «Il cinema ha avuto un ruolo determinante nel costruire l’immagine internazionale delle Eolie, contribuendo in modo significativo al loro sviluppo turistico e culturale.» Ma proprio qui emerge il paradosso. Le Eolie custodiscono una parte fondamentale della storia del cinema italiano e internazionale senza che questa diventi davvero patrimonio collettivo.
«Questo legame tra cinema e territorio non dovrebbe essere dimenticato, ma ricordato e valorizzato», sottolinea Genovese. «Così come è avvenuto per la Casa Rossa di Stromboli, dove soggiornarono Roberto Rossellini e Ingrid Bergman, lo stesso dovrebbe accadere per tante altre location, come la casa de Il Postino a Pollara, che potrebbero diventare mete di visite ancora più di quanto non lo siano oggi.» E aggiunge: «Sono fondamentali le informazioni, le offerte promozionali e la comunicazione, sfruttando anche l’eco mediatica dei social, che oggi rappresentano i mezzi più seguiti.»
L’impressione, però, è che la Sicilia continui a non saper fare memoria del proprio cinema. Si organizzano festival, si celebrano le nuove produzioni, ma raramente si costruisce un racconto organico di ciò che è stato. Eppure, basterebbe guardarsi intorno e riannodare i fili della storia.
Da “LeSiciliane/Casablanca” Anno XX N. 92 – Per gentile concessione

