Mai come oggi la Sicilia pullula di eventi di ogni tipo – festival, sagre, rassegne, premi di vario genere: una specie di “grande talk-show in cui influencer dell’informazione, nuovi divulgatori e intellettuali di professione si alternano sul palco secondo una formula che deve funzionare per intrattenere e richiamare il pubblico”. Nel paese del “Castagno dei Cento Cavalli” si è scelto di organizzare un “Settembre letterario” in cui si discute di libri. Certo, un azzardo perché riempire il grande Cortile del Municipio di Sant’Alfio non è un’impresa facile, e, invece, per la presentazione del libro Storie di trine e filet di Rosaria Zammataro, il Cortile panoramico era stracolmo di donne e uomini attentissimi. Alla Presenza del sindaco Alfio La Spina, dell’assessora alla Cultura Maria Benedetta D’Amico e della musicista Tethy Di Martino che ha allietato la serata, Pina Travagliante e Rosaria Zammataro hanno discusso di “Trine e filet” ma anche della fine del Regno delle due Sicilie, dell’emigrazione, della Catania di De Felice, della Grande Guerra, del Fascismo, della fine della Seconda Guerra Mondiale e del Suffragio esteso alle donne; tutti avvenimenti che segnano la vita delle cinque donne protagoniste di “Storie di Trine e Filet”.
Un libro, per tanti versi, di storia familiare, con un titolo accattivante, che ti trasporta in un tempo lontano in cui le donne tessevano e ricamavano il loro corredo ma contemporaneamente affrontavano con forza e coraggio situazioni familiari e drammi sociali e reagivano alle avversità con una grande dignità.
Ma c’è qualcosa che rende il romanzo speciale ed è il modo in cui l’autrice decide di raccontare questi eventi calandoli nella realtà storica.
“Storie di trine e di filet” di Rosaria Zammataro è un romanzo ambientato, per gran parte, in Sicilia che intreccia saga familiare e memoria storica attraverso la narrazione delle vite di cinque donne, di cui una sola conosciuta dall’autrice; con uno stile secco, senza mai cadere nel sentimentalismo, l’autrice racconta i loro amori, i loro sogni e la loro capacità di resilienza di fronte ai cambiamenti storici.
Attraverso la narrazione di una madre che tramanda la memoria delle antenate, il libro racconta la “grande storia” (1830-1951) utilizzando la lente della quotidianità e del privato. Il ricamo (trine e filet) che all’inizio unisce queste donne diventa metafora del riannodare i fili delle vicende personali e della storia siciliana e napoletana tra Ottocento e Novecento.


