A distanza di giorni dalle celebrazioni agatine, la polvere attorno all’ostensione straordinaria non accenna a depositarsi. Se l’obiettivo era celebrare la devozione della città, il gesto del sindaco Enrico Trantino ha finito per catalizzare un malumore latente che va ben oltre il perimetro liturgico. Una profanazione condita da egocentrismo. Il bacio impresso direttamente sui resti ossei del teschio della martire — senza l’uso di guanti, senza una protezione in vetro o una barriera di tessuto — ha oltrepassato il confine tra pietà popolare e macabra ostentazione. Sant’Agata è una giovane vergine e martire, la cui storia terrena è segnata dalla fuga dalla violenza di un uomo e dalla necessità assoluta di tutela della sua dignità. Trattare le sue spoglie senza la minima cautela conservativa o rispetto simbolico significa dimenticare cosa rappresenti quel corpo, persino a discapito delle prassi o del silenzio delle autorità ecclesiastiche. Presentare l’atto come “un gesto a nome di tutti i catanesi” tradisce un evidente egocentrismo. Nessun cittadino ha conferito al Primo Cittadino la delega ad abbattere il confine fisico con una reliquia sacra. Chi rappresenta le istituzioni avrebbe dovuto mantenere un profilo di rispetto e rigore: indossare guanti bianchi, accennare a un reverente sfioramento e fermarsi. Pretendere che un bacio a bocca nuda su un reperto umano millenario possa essere la sintesi del sentimento collettivo è un errore di valutazione che sa di appropriazione del sacro. Un bilancio amministrativo già incrinatoIl caso del bacio non fa che esacerbare un clima di scontento già diffuso nella comunità locale. Catania vive una fase complessa, in cui la gestione quotidiana della città — dalla manutenzione alle emergenze urbane — incontra critiche costanti per una condotta amministrativa lontana dall’eccellenza. In un contesto in cui la cittadinanza chiede risposte concrete sui servizi e sulle criticità del territorio, scivoloni di questa portata simbolica finiscono per inimicare al sindaco ampie fasce di popolazione, ferite sia nella sensibilità religiosa sia nel rigore laico. La necessità di un passo indietro. Oggi che i clamori della festa si sono affievoliti, resta la sostanza. Niente e nessuno dovrebbe sentirsi autorizzato a trattare una reliquia sacra con tale disinvoltura. Il sindaco Trantino dovrebbe prendere atto del peso di questa leggerezza, riconoscere la profanazione simbolica perpetrata e chiedere scusa alla cittadinanza e alla memoria di Sant’Agata. Un solenne monito per il futuro: la cura per la propria città passa prima di tutto dall’umiltà e dal rispetto dei confini, sacri e civili.
Tra sacro, eccesso e laicità: il bacio di Trantino che ha spaccato Catania
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