Telemarketing selvaggio: con il Decreto bollette 2026 cambiano le regole, ma attenti alle chiamate mute

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Il cosiddetto Decreto Bollette 2026 segna un cambiamento importante nella tutela dei consumatori, almeno nel settore dell’energia elettrica e del gas. Infatti, prima il sistema di difesa contro le telefonate commerciali indesiderate era fondato principalmente sul Registro Pubblico delle Opposizioni.
In sostanza, chi non voleva ricevere chiamate promozionali poteva iscrivere gratuitamente il proprio numero, fisso o mobile, nel Registro, ottenendo così la revoca dei consensi al telemarketing precedentemente rilasciati. Ebbene, quel sistema, che partiva da una logica di opposizione – poichè era il cittadino a dover manifestare la volontà di non essere contattato – non aveva prodotto i risultati sperati.
Adesso, con il Decreto Bollette 2026, invece, per luce e gas, la prospettiva viene capovolta. Difatti, dal 19 giugno 2026, la regola è che il professionista non può contattare telefonicamente il consumatore, neppure attraverso messaggi, per proporre o concludere un contratto energetico, salvo ipotesi tassativamente individuate, ovvero, quando sia stato lo stesso consumatore a chiedere di essere contattato, oppure quando si tratti di un cliente già acquisito che abbia espresso uno specifico consenso a ricevere proposte commerciali.
A tal fine, il nuovo art. 51 del Codice del Consumo pone proprio a carico del professionista l’onere di dimostrare la validità del contatto. E si tratta di una modifica tutt’altro che formale, perchè incide direttamente sulla posizione del consumatore in caso di contestazione.
Inoltre, in merito alle modalità della chiamata, viene rafforzato il principio della tracciabilità, in quanto il contatto deve provenire da un numero che identifichi univocamente il professionista.
La conseguenza più rilevante di questo sistema riguarda proprio il contratto, atteso che se un contratto di luce o gas viene stipulato a seguito di un contatto effettuato in violazione delle nuove regole, quel contratto è nullo. Non siamo, quindi, davanti al semplice diritto del consumatore di ripensarci o recedere, ma abbiamo la possibilità di contestare alla radice la validità del rapporto contrattuale.
Peraltro, anche sul piano dei controlli il legislatore ha previsto strumenti più incisivi, poichè il consumatore può segnalare le chiamate irregolari al Garante per la Protezione dei Dati Personali e all’AGCOM, indicando il numero dal quale proviene il contatto, e nei casi previsti si può arrivare anche alla sospensione delle linee utilizzate.
Tutto questo vale, però, solo per luce e gas. Il divieto rafforzato non è stato esteso, allo stato, ai contratti di telefonia e Internet, ma è auspicabile che il legislatore estenda anche alla telefonia e a Internet il medesimo principio introdotto per luce e gas.
Tuttavia, con le nuove regole, è cambiato davvero qualcosa? Dato che è trascorso poco tempo dall’entrata in vigore delle nuove norme è ancora presto per dirlo, ma è interessante constatare che già nelle prime settimane sono state segnalate possibili tecniche di aggiramento, come le cosiddette chiamate a vuoto, con cui il destinatario viene indotto a richiamare spontaneamente il numero. Si tenta così di presentare il successivo contatto come iniziativa del consumatore. Allo stato, si tratta di semplici segnalazioni e non di dati ufficiali sull’andamento complessivo del fenomeno, ma dimostrano che la norma, da sola, non basta.
Per il consumatore, dunque, qualcosa è già cambiato, tuttavia, resta da verificare se questa maggiore tutela giuridica riuscirà, nel tempo, a tradursi anche in telefoni che squillano meno.

L’Avv. Bruno Messina, vicepresidente regionale Codacons

 

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