Il forte aumento dei prezzi alla produzione dell’industria registrato dall’Istat impone particolare attenzione sulle possibili conseguenze per imprese e consumatori.
A luglio 2026, secondo i dati diffusi oggi dall’Istat, i prezzi alla produzione dell’industria aumentano del 2,4% rispetto a giugno e del 7,8% su base annua, accelerando rispetto al +5,8% registrato nel mese precedente.
A incidere in maniera determinante è soprattutto la componente energetica. Sul mercato interno i prezzi crescono del 9,3% rispetto a luglio dello scorso anno, mentre al netto dell’energia l’incremento si riduce al 3,3%. La fornitura di energia elettrica e gas registra un aumento del 14,5% su base annua, mentre i prodotti petroliferi raffinati segnano un incremento del 54%.
“Questi numeri – afferma Francesco Tanasi, Segretario Nazionale Codacons – devono essere letti con attenzione e senza allarmismi, ma rappresentano un segnale che non può essere sottovalutato. La forte pressione proveniente dall’energia può incidere sui costi sostenuti dalle imprese e, lungo le diverse filiere, produrre effetti anche sui prezzi finali”.
“Non possiamo affermare che gli aumenti registrati alla produzione si trasferiranno automaticamente e nella stessa misura sui consumatori – sottolinea Tanasi – ma proprio per questo è necessario intervenire in via preventiva, monitorando l’andamento dei costi e dei listini nei settori maggiormente esposti alla componente energetica”.
Il Codacons chiede quindi al Governo e alle autorità competenti di mantenere alta l’attenzione sull’evoluzione dei prezzi, verificando in particolare eventuali anomalie o aumenti non giustificati lungo le filiere produttive e distributive.
“Le famiglie stanno già affrontando un quadro complesso sul fronte del costo della vita. Occorre evitare che nuove pressioni a monte si traducano in ulteriori aggravi ingiustificati per i consumatori e intervenire tempestivamente qualora emergano fenomeni speculativi”, conclude Tanasi.
Immagine generata con intelligenza artificiale (AI).

