“Piazzolla Tango”, concerto inserito nella stagione del Teatro Massimo Bellini

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Al Teatro Metropolitan di Catania “Piazzolla Tango”, concerto sinfonico inserito nella Stagione del Teatro Massimo Bellini, con l’Orchestra del Teatro diretta da Francesco Di Mauro. Protagonisti Massimiliano Pitocco al bandoneón e Massimiliano Caporale al pianoforte, autore degli arrangiamenti e delle orchestrazioni.
Quanto tango rimane, quando il tango entra in un’orchestra sinfonica? È questa la domanda posta dal progetto musicale catanese, costruito sulla rilettura orchestrale delle musiche di Astor Piazzolla (1921-1992), compositore che ha elevato il tango argentino ad una dimensione colta.
La serata si è aperta con il Doppio concerto, affidato inizialmente ai due solisti. Bandoneón e pianoforte, senza orchestra, hanno dato al brano un carattere intimo. Un’apertura particolarmente malinconica: il concerto catanese è stato dedicato a tre musicisti e amici scomparsi durante questa estate 2026.
Poi è entrata l’orchestra. Ed è qui, a mio giudizio, che il concerto sinfonico ha trovato i momenti più interessanti. Non soltanto un accompagnamento al bandoneón, ma un progressivo ampliamento del suono, con archi, fiati e strumenti ritmici che hanno costruito colori e contrasti, come mostra il video realizzato da Davide Sgroi per ItaliaJournal.
Il bandoneón, naturalmente, è rimasto al centro. Massimiliano Pitocco lo suona nella caratteristica posizione, appoggiato alla gamba, mettendo in scena uno strumento nato nei locali malfamati di Buenos Aires e, pertanto, associato alla suburra: e tuttavia, grazie anche ad artisti come Pitocco, che ha contribuito alla diffusione del repertorio di Piazzolla, il tango ha assunto una dimensione alta ed è eseguito nelle sale da concerto.
Il lavoro di Massimiliano Caporale sulle orchestrazioni emerge nella capacità di ampliare il materiale sonoro senza ridurre il bandoneón a semplice solista accompagnato. Uno dei risultati più riusciti è stato Libertango: l’energia del celebre brano del 1974 è rimasta intatta e riconoscibile, ma l’arrangiamento l’ha arricchita di colori inattesi, con trilli e sonorità che hanno evocato quasi l’ ambiente naturale della foresta pluviale, fino a una dimensione decisamente cinematografica.
Questa è una musica che non si balla più.
L’orchestrazione ha portato il tango in un’altra dimensione. Non più soltanto il ritmo dei due corpi in movimento che si avvicinano e si allontanano nel ballo: è una costruzione sonora più ampia, nella quale il carattere originario del tango è attraversato da una tavolozza sinfonica che lo modifica e lo amplia per trasformarlo in musica da ascolto sinfonico.
Il direttore Francesco Di Mauro ha tenuto insieme i diversi piani sonori, mantenendo leggibile il rapporto tra orchestra, bandoneón e pianoforte.
Una piacevole scoperta è stata inoltre la spalla Salvatore Greco, per 35 anni primo violino del Teatro Massimo di Palermo e recentemente pensionato. Una prova di grande sicurezza, accompagnata da un’energia che dalla platea sembrava tutt’altro che quella di un musicista appena “giubilato”.
Il pubblico ha accolto con calore l’esecuzione.

Video e foto di Lorenzo Davide Sgroi

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