Pfizer, scatta la protesta per 300 esuberi nel silenzio delle istituzioni. Burtone: “Il ministro Urso intervenga”

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La tensione è altissima allo stabilimento Pfizer di Catania, dove si è tenuto il presidio dei lavoratori. La mobilitazione, spontanea e necessaria, è scattata subito dopo l’allarme lanciato dai sindacati a seguito dell’annuncio da parte dell’azienda di un pesante piano di ridimensionamento occupazionale che prevede ben 300 esuberi. Le sigle sindacali, che hanno già proclamato lo stato di agitazione, chiedono a gran voce il ritiro immediato della procedura, definendo la scelta dei vertici aziendali “ingiustificata e priva di una reale logica industriale”, soprattutto alla luce delle performance finanziarie globali del gruppo. Si tratta di un colpo durissimo per il territorio, che si consuma davanti al preoccupante silenzio di una parte delle istituzioni locali. In prima linea al presidio è sceso però l’onorevole Giovanni Burtone, deputato all’Assemblea Regionale Siciliana, che ha espresso totale solidarietà ai lavoratori e ha annunciato una dura battaglia politica. L’onorevole Burtone ha spiegato che la Pfizer ha comunicato ai sindacati un piano di riduzione occupazionale gravissimo e che da tempo erano state segnalate le difficoltà di questo sito, legato a una multinazionale che ha ormai i propri interessi principali fuori dalla Sicilia. Il deputato ha sottolineato come le rassicurazioni ricevute in passato dalla Regione siano svanite nel momento in cui l’azienda ha riaperto la trattativa sui tagli. Proprio durante il presidio, Burtone ha voluto lanciare un messaggio chiaro e perentorio: “Ho partecipato all’assemblea dei lavoratori per ribadire il nostro impegno a far arretrare la Pfizer. Noi non possiamo accettare la perdita di 300 posti: è un’azienda che negli anni ha prodotto profitti, soprattutto durante il Covid. Ora spetta alle istituzioni regionali e nazionali fare il proprio dovere per difendere i posti di lavoro. Se dovessero essere licenziate 300 persone, le ripercussioni sociali ed economiche sarebbero assai gravi per la realtà siciliana”. Dietro i numeri freddi degli esuberi ci sono infatti storie di famiglie, di giovani professionisti e di un indotto che rischia il collasso. Catania non può permettersi una simile emorragia occupazionale in un settore, come quello farmaceutico, che dovrebbe invece rappresentare il fiore all’occhiello dello sviluppo industriale del Mezzogiorno. Per questo motivo, il deputato chiede l’immediata mobilitazione della Regione Siciliana e l’intervento diretto del Ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, ricordando che il colosso farmaceutico ha ottenuto un ritorno economico immenso dal nostro Paese e ha oggi il dovere morale e industriale di mantenere i livelli occupazionali a Catania. La battaglia, intanto, si sposterà immediatamente nelle aule consiliari. “Noi abbiamo già investito il parlamento siciliano con un’interrogazione – ha concluso Burtone – e continueremo ad essere vigili e attenti insieme ai lavoratori perché questo programma della Pfizer non si attui. Anzi, chiediamo che l’azienda rilanci e confermi i posti di lavoro, che hanno una grande importanza per la nostra comunità”. L’appello è rivolto ora anche al Comune di Catania e al Sindaco, affinché facciano sentire la propria voce e si mobilitino, sfruttando se necessario anche la stessa vicinanza politica con il Ministro Urso. L’obiettivo comune deve essere uno solo: zero esuberi a Catania e la totale continuità lavorativa per tutti i dipendenti, bloccando una contraddizione inaccettabile che vede un colosso farmaceutico tagliare posti di lavoro in Sicilia dopo aver accumulato profitti miliardari. La partita di Catania non è solo una vertenza locale, ma diventa un test cruciale per la politica industriale del Paese: lo Stato e la Regione dovranno dimostrare se sono capaci di far rispettare il territorio a una multinazionale o se si piegheranno all’ennesima operazione di delocalizzazione e taglio dei costi sulla pelle dei lavoratori siciliani”.

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