Anche in assenza degli estremi del mobbing, il lavoratore può essere tutelato quando subisce un danno alla salute riconducibile alle condizioni di lavoro e ricorrono i presupposti previsti dalla legge.
A richiamare l’attenzione sul tema è Francesco Tanasi, giurista e Segretario Nazionale Codacons, secondo il quale è necessario evitare che il mancato riconoscimento del mobbing venga interpretato come automatica assenza di tutela.
“L’articolo 2087 del Codice civile impone al datore di lavoro di proteggere l’integrità fisica e la personalità morale dei lavoratori – afferma Tanasi – La Cassazione ha chiarito che questa tutela non si esaurisce nel mobbing. Anche condotte o condizioni di lavoro che determinino una situazione di stress o grave disagio possono assumere rilevanza quando risultino causalmente collegate a un danno alla salute”.
Il principio è stato ribadito anche dalla Corte di Cassazione con l’ordinanza n. 20005 del 15 giugno 2026, relativa alla responsabilità datoriale e al danno alla salute riconosciuto in un caso nel quale non erano stati ravvisati gli elementi tipici del mobbing.
“Questo non significa che qualsiasi situazione di stress dia diritto a un risarcimento – precisa Tanasi – Servono un danno effettivo, elementi di prova e l’accertamento del collegamento con le condizioni di lavoro”.
Un profilo distinto riguarda le malattie professionali. Le patologie psichiche legate a condizioni stressanti in ambito lavorativo possono rientrare tra le malattie professionali non tabellate, ma il loro riconoscimento richiede la dimostrazione dell’origine professionale.
Anche la recente ordinanza della Cassazione n. 20069 del 16 giugno 2026 ha affrontato un caso di danno psichico collegato a vessazioni subite sul lavoro.
Per Tanasi, però, il tema centrale resta la prevenzione. La normativa sulla salute e sicurezza impone infatti di valutare anche i rischi collegati allo stress lavoro-correlato.
“Quando parliamo di sicurezza pensiamo subito a caschi, macchinari e dispositivi di protezione. Ma la salute non è soltanto fisica. Un ambiente di lavoro che compromette seriamente l’equilibrio psicologico di una persona non può essere considerato un problema secondario. Proteggere il lavoratore significa proteggere il suo corpo, la sua mente e la sua dignità”, conclude Tanasi.
Lavoro, Tanasi (Codacons): Anche senza mobbing il lavoratore può essere tutelato
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