Mentre incombono le minacce dell’arrivo in Italia dei “dublinanti”, mentre la benzina e il gasolio schizzano alle stelle e mentre la tassazione sugli extra profitti delle società energetiche viene rinviata sine die, il dibattito politico – e non – è tutto incentrato sul caso Ranucci. Una distrazione di massa dai problemi reali. L’attenzione dei media e della politica è fortemente polarizzata su dinamiche interne e polemiche televisive, lasciando in secondo piano un’emergenza economica reale che colpisce direttamente le tasche dei cittadini: il rincaro dell’energia e dei carburanti.
Da un lato, la situazione dei costi energetici è tornata a farsi critica raggiungendo il picco più alto dall’inizio del 2023, trainato dalle forti incertezze sugli approvvigionamenti. Dall’altro lato, i palinsesti e i talk show politici sono monopolizzati intorno al futuro di Sigfrido Ranucci e della trasmissione Report. Il dibattito si è infiammato a seguito degli sviluppi giudiziari sull’attentato subìto dal giornalista (con il rinvio al Tribunale del Riesame per Valter Lavitola) e delle indiscrezioni su una sua possibile rimozione o sostituzione alla guida del programma da parte dei vertici Rai, scatenando un duro scontro tra la maggioranza di governo e le opposizioni. Livore, invidia, ricostruzioni fantasiose (Ranucci in una presentazione del suo libro avrebbe dato le spalle all’altare) traspaiono dalle pagine di giornali che vogliono la testa di Ranucci e la fine delle sue inchieste a salvaguardia di politici e imprenditori amici. Per non parlare di giornaliste, o presunte tali, che accusano Ranucci di averle invitate a cena, attenzionando le foto e non il curriculum. (Certo ci sarebbe da chiedersi perché gli hanno mandato la foto. Non bastava il curriculum?).
Sul caso Ranucci, le opposizioni procedono in ordine sparso, in tanti lo difendono senza ma e senza se, in tanti, però, contestano la sua amicizia con Lavitola, la sua ingenuità, la sua arroganza, la sua sete di potere. Il che evidenzia come la politica e i flussi di notizie tendano spesso a privilegiare lo scontro ideologico e le nomine televisive rispetto ai problemi strutturali dell’economia quotidiana, come l’impatto dei costi energetici sulle famiglie e sulle imprese, la tassazione sugli extra profitti, l’invio di armi all’Ucraina, le tensioni internazionali.
La distrazione di massa e il caso Ranucci
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