Sedici minuti.
Signore e signori, mettetevi comodi: siamo davanti a un nuovo record mondiale di produttività parlamentare.
L’8 settembre l’Assemblea regionale siciliana ha ripreso i lavori. Li ha ripresi, per carità: non esageriamo con l’ottimismo. È durata appena sedici minuti, giusto il tempo di verificare che la maggioranza non c’era e che, evidentemente, anche le ferie hanno ormai assunto un ruolo istituzionale. Una seduta lampo. Anzi, una comparsata istituzionale.
Più che una ripresa dei lavori, è sembrato il trailer di una stagione che deve ancora cominciare. Titolo della serie: “Ritorno all’ARS – sempre che ci siano abbastanza deputati”.
La maggioranza era così poco rappresentata che, più che un’Assemblea, sembrava una riunione condominiale convocata ad agosto: presenti il portiere, due pensionati e quello che aveva sbagliato giorno. Il governo Schifani, nel frattempo, pare avesse davanti una missione ben più impegnativa che governare la Sicilia: trovare i propri deputati.
Le opposizioni, in particolare PD e M5S, hanno attaccato duramente lo stallo, parlando di un Parlamento «ostaggio delle assenze e delle ferie prolungate».
E forse, a voler essere onesti, è una delle poche volte in cui la metafora dell’ostaggio sembra persino ottimista: perché qui non è chiaro se il Parlamento sia ostaggio delle ferie o se siano le ferie ad aver finalmente conquistato il Parlamento.
Il cittadino aspetta una legge? Il deputato non c’è.
Serve approvare una manovra? Il deputato forse è ancora in vacanza.
Bisogna votare? Calma. Non mettiamoci fretta.
Il 15 settembre è dietro l’angolo. Il rinvio, naturalmente, ha una spiegazione tecnica: le commissioni devono definire gli emendamenti e cercare una mediazione politica per evitare che il governo Schifani vada sotto in Aula. Tradotto dal politichese: prima vediamo chi torna dalle ferie, poi vediamo cosa possiamo votare senza farci male.
Perché il vero problema, evidentemente, non è approvare una manovra. È evitare che la maggioranza perda le votazioni.
E allora tanto vale dirlo chiaramente: in Sicilia il Parlamento non chiude per ferie.
È aperto, ma non necessariamente ai parlamentari.
Sedici minuti di seduta sono comunque un risultato. In altri Paesi, in sedici minuti si discutono emergenze, si approvano provvedimenti e si prendono decisioni. Qui si riesce almeno a constatare che manca il numero legale. Una forma raffinatissima di produttività istituzionale.
Del resto, pretendere che i deputati interrompano le ferie per andare a lavorare sarebbe davvero eccessivo. La Sicilia può aspettare. Le emergenze possono aspettare. La manovra può aspettare.
Le ferie, invece, evidentemente no. E mentre ai cittadini si continua a chiedere puntualità, produttività, sacrifici, resilienza, flessibilità e disponibilità, dentro Palazzo dei Normanni sembra valere un’altra regola: la democrazia è una cosa seria. Per questo, quando possibile, la si aggiorna a settembre. Il 15, naturalmente. Sempre che siano tornati tutti. E poi attenzione: sedici minuti. Non diciassette. Perché a tutto c’è un limite. E se proprio bisogna scegliere quanto far durare una seduta dell’ARS, meglio fermarsi a sedici: il diciassette porta male.
Figuriamoci se, dopo essere riusciti a mettere insieme a fatica una maggioranza, qualcuno avrebbe avuto il coraggio di sfidare anche la cabala.
Dunque sedici minuti e sipario.
Non sia mai che, oltre al numero legale, venga a mancare pure la protezione della scaramanzia.

