Il viaggio di scoperta

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Il lussureggiante maggio è il mese dell’amore e della vita che rifiorisce con rinnovata fiducia dopo il duro inverno, rimettendo in moto anche i cuori fermi ma desiderosi di intraprendere stupefacenti viaggi di esplorazione che tolgano il respiro per la vertiginosa bellezza e rimangano eternamente impressi nell’album del cuore.
C’è però un viaggio che non tutti hanno il coraggio di intraprendere, perché non si compie da turisti in cerca di emozioni ma da pellegrini in cerca di senso, di istanti da non calpestare distrattamente.
I temerari lo considerano il più bel viaggio di scoperta che un uomo possa compiere: il matrimonio.
Non un porto in cui ormeggiare, ma una barca.
Il “sì” è infatti la prima tappa del cammino che conduce all’individuazione di un continente di cui prima si conosce la costa – la dolcezza del sorriso, le reiterate consuetudini, i gesti che incantano – poi si giunge nell’entroterra dove si trovano silenzi, zone d’ombra, paure ben celate e ferite che grondano ancora sangue.
Purtroppo non esistono mappe a cui poter far ricorso o cartelli con tutte le risposte.
Le frizioni, le perdite di pazienza, i litigi non vanno considerati errori di percorso ma tornanti che obbligano a rallentare per guardarsi dentro.
Come in ogni buon viaggio che si rispetti sono contemplate sia le soste – lavoro, figli, malattie e gioie – sia le deviazioni impreviste.
Il segreto non è evitare le tempeste ma imparare a tenere fermo il timone insieme, navigando verso un “noi” fragile e indifeso come un neonato da proteggere, scaldare e portare in braccio.
Il matrimonio non è poesia da luna di miele; è fatica, è terra che va zappata per dare frutto, è polvere d’estate e fango d’inverno, è salite che fanno boccheggiare e pianure che conciliano il sonno.
La scoperta più grande è che l’amore non è trovare la persona giusta, ma trovare qualcuno con cui decidere ogni giorno di continuare a camminare e dividere il pane, anche quando è poco, così come il tempo, il denaro e la ribelle pazienza.
Il matrimonio è un viaggio senza fine, perché non esiste un traguardo da raggiungere.
Ci sono sempre nuove povertà (debolezza, stanchezza, paura) da accogliere e abitare con coraggio, togliendosi i sandali dell’orgoglio e della pretesa di cambiare frettolosamente l’altro, nuove strade da percorrere con entusiasmo, senza prendere scorciatoie, e nuove perdite da attraversare in tandem, mano nella mano.
E quando proprio mancano le forze, dalla panchina si alza scattante Gesù, che entra in campo senza indugio alcuno.
Il matrimonio è una preghiera innalzata al Cielo senza parole.
Non è necessario comprendere tutto, ma restare e condividere la rotta.
Non è necessario possedere,ma contemplare.
Non è rinuncia, ma costruzione.
Non è una certezza, ma una scelta che ogni mattina si risveglia con le mani sporche, le scarpe consumate e il cuore scoperto che trema e fa spazio.
L’amore raccoglie i dettagli dell’altro e li cataloga senza tener conto che la vita e il tempo si alleano per togliere le etichette e farti comprendere che colui che ti sta accanto è un territorio che cambia con le stagioni; amabile sia quando brilla nel salotto dell’anima sia quando scende nel buio del seminterrato.
Nel matrimonio non c’è un arrivo con un nastro da tagliare; serve la tecnica, ma sono la fiducia e la custodia reciproche a fare la differenza.
“Amarsi – come scrive Chiara Gamberale – è l’opera d’arte di due architetti dilettanti di nome “io”, che sbagliandosi e correggendosi a vicenda imparano a realizzare un progetto che prima non esisteva: NOI”.
Senza mai dimenticare – aggiunge Bobin – di lasciare all’altro il diritto di essere un “mistero” che – mi permetto di aggiungere io – profuma di “miracolo” .

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