In libreria la “Storia dei barbari in Sicilia” di Leandro Distefano

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Leandro Distefano nel suo libro “Storia dei barbari in Sicilia – Vandali, Alani, Eruli, Ostrogoti”, edito da Alma Editore, riesce a guidare il lettore attraverso un tema storico complesso, rendendolo accessibile senza mai banalizzarlo. Particolarmente apprezzabile è la capacità di evidenziare non solo gli aspetti narrativi dell’opera, ma anche il suo valore storiografico e culturale. Con uno stile fluido e coinvolgente, vengono messe in luce le dinamiche degli incontri tra civiltà differenti, offrendo spunti di riflessione che vanno oltre il semplice contenuto del libro. Si percepisce un’attenta lettura e una sincera partecipazione intellettuale, elementi che rendono questo contributo prezioso sia per studiosi sia per lettori curiosi. In definitiva, un lavoro critico ben costruito, capace di stimolare un interesse autentico verso la storia della Sicilia e delle sue complesse influenze culturali.
Il termine barbaro, che ancora oggi evoca brutali razzie, nacque in Grecia per indicare tutti coloro che non fossero di lingua e tradizioni greche. Ma fu solo quando Roma incontrò e assorbì quella grande civiltà che tale espressione entrò nel lessico latino e divenne, specialmente durante l’impero, sinonimo di straniero rozzo, violento e privo di cultura. Se si prescinde dalla parte orientale dell’impero romano, che era costretto ad arginare la pressione dei Persiani, i barbari erano più genericamente quei popoli che, provenendo dalla Scandinavia o dalla Germania, minacciavano i confini dell’impero sul Reno e sul Danubio. Essi, spinti dalla fame per la carenza di risorse nei loro territori d’origine o spinti da altri popoli che dalle steppe asiatiche li costringevano a spostarsi verso Occidente, iniziarono a minacciare il limes romano già dal III secolo d.C., finché tale pressione divenne una vera e propria invasione. Interi popoli penetrarono all’interno dell’impero e, giacché esso era in decadenza e non in grado di ricacciarli fuori dai confini, si stabilirono in vaste aree spesso ottenendo con la forza dall’imperatore lo stato di federati, che garantiva loro un sussidio annuo in cambio della difesa dell’impero da altre invasioni.
Con questo saggio storico l’autore affronta circa un secolo e di storia in cui la Sicilia conobbe il fenomeno in questione solo a partire dalla metà del V secolo d.C., quando i Vandali e gli Alani, dopo avere percorso l‘Europa dal Reno all’Andalusia, attraversarono lo stretto di Gibilterra e conquistarono la provincia romana d’Africa dove fondarono un loro regno con capitale Cartagine. Da lì s’impossessarono della Sicilia, dopo averla martoriata per anni con i violenti saccheggi che hanno reso famoso ed ancora in uso il termine vandalo, ma ben presto la cedettero al re degli Eruli Odoacre che aveva creato il primo regno barbarico d’Italia. Poi. quando Teodorico. re degli Ostrogoti, su precisa richiesta dell’imperatore romano d’Oriente conquistò quel neonato regno, nelle principali città dell‘isola sorsero dei presidi in rappresentanza del nuovo dominio, che rimasero in essere fino alla riconquista della Sicilia e di gran parte dell’impero romano d’Occidente tramite i generali appositamente inviati a metà del VI secolo dall’imperatore d’Oriente Giustiniano. La Sicilia tornò così ad essere romana e tale rimase fino all’arrivo, nel IX secolo, degli Arabi che ne fecero un emirato.
Il libro verrà presentato dall’autore il prossimo 10 aprile, alle ore 17,30, nella libreria Mondadori in piazza Roma n. 18 a Catania.

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